Il Tirreno

Ex Damas, ora spuntano altri veleni

di Giovanna Mezzana
Ex Damas, ora spuntano altri veleni

Si è formato un lago di liquami giallastri: si teme che siano filtrati da sacconi sigillati contenenti piombo, mercurio e cadmio

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MASSA. È lontano il giorno in cui la terra apuana chiuderà il capitolo dei rifiuti tossici che per decenni hanno avvelenato i terreni della zona industriale: il problema è che continuano ad infettarli. Siamo in via Longobarda, tra il Cermec (il consorzio pubblico che smaltisce i rifiuti urbani) e i binari della ferrovia. A un tiro di schioppo dal fosso Lavello. Qui c'è l'area ex Damas, quella Damas (srl) il cui amministratore, Massimo Dami, compare nella documentazione che l'ex camorrista, pentito, del clan dei Casalesi, Carmine Schiavone, consegnò alla commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti in Campania nel 1997, e de-secretata di recente. In quest'area rimangono tracce di quella che fu l'attività (smaltimento rifiuti industriali) della Damas: dei grossi sacchi bianchi in cui lo scorso anno l'azienda Ecomar Italia di Collesalvetti sigillò - su mandato della Provincia e dopo l'esplosione del caso - ammassi di terriccio e fanghiglie contenenti «piombo e zinco» secondo la Provincia – «cadmio, piombo e mercurio, da analisi Arpat», secondo il consigliere di Forza Italia Stefano Benedetti che ha firmato un esposto sul caso – in una concentrazione talmente alta da essere considerati veleni.

Ipotesi percolato. Veleni insaccati, problema risolto? No. Primo, perché quei big bag sono ancora tutti lì. Secondo, perché intorno ad essi si è formato un lago liquamoso «di colore giallo, sicuramente inquinante, e che, presumibilmente, genera, insieme all'acqua piovana, un "percolato" inquinante, ma soprattutto rappresenta un pericolo per la salute dei dipendenti del Cermec», dichiara Stefano Benedetti, consigliere comunale di Forza Italia, che l'11 dicembre ha inviato un esposto-denuncia per "ipotesi di grave inquinamento” al sindaco Alessandro Volpi, al commissario straordinario per l'amministrazione della Provincia Osvaldo Angeli, al Prefetto, all'Arpat e All'Asl di Massa e Carrara, al comando provinciale dei carabinieri e a quello della guardia forestale. Benedetti denuncia «il concreto rischio di inquinamento del terreno, della falda acquifera e del fosso Lavello» per «sostanze chimiche altamente inquinanti e pericolose, fuoriuscite dai big bag», sigillati e lì posizionati dall'azienda a cui la Provincia appaltò i lavori di messa in sicurezza dell'area ex Damas. La domanda adesso è: quel laghetto liquamoso trasuda dai sacconi in cui i veleni sono stati sigillati e quindi è una bomba ecologica – stiamo parlando di sostanze che «per inalazione, ingestione e penetrazione cutanea possono produrre malformazioni congenite non ereditarie o aumentarne la frequenza» precisa Benedetti nell'esposto – oppure no? È o non è "percolato", cioè liquido filtrato dai sacconi? L'abbiamo chiesto alla Provincia. L’Ente conferma l'esistenza del "brodo" intorno ai big bag: «Abbiamo già richiesto ad Arpat – comunicano dagli uffici di Palazzo Ducale – di effettuare analisi sul supposto percolato». La Provincia precisa anche che la bonifica dell’ex Damas si è conclusa nel giugno 2013 e che i sacconi sono «impermeabili omologati».

Arsenico nella falda. Contestualmente alla "bonifica" eseguita dalla Ecomar Italia i rifiuti sigillati nei big bag sono stati analizzati, così come lo sono stati suolo, terreno e falda per capire se l'attività della Damas – che a Massa inertizzava con la calce i fumi (una specie di ceneri) delle acciaierie di Gioia Tauro – aveva avvelenato la nostra terra. «Non risulta alcuna contaminazione di suolo, sottosuolo e falda – comunicano dalla Provincia - avvenuta mediante le sostanze contenute nei big bag», che per la Provincia sono «piombo e zinco». In compenso, dalle analisi Arpat del 2 gennaio risultano «per la falda superamenti dei limiti previsti per manganesio, ferro, nichel e arsenico» ma, precisa la Provincia «non riconducibili ai sacconi ma tipici della falda Sin/Sir». «Tipici». Le sostanze tossiche nella falda del resto sono «tipiche» della terra apuana: è quasi agghiacciante ma in effetti rientriamo in un sito di bonifica di interesse prima nazionale (Sin) ed ora regionale (Sir).

Il Cermec. Sempre a proposito di suolo e falda, la Provincia ricorda inoltre che «Cermec ha l'obbligo di gestire le acque meteoriche che provengono dall'area ex Damas», cioè la prescrizione prevede che «le acque vengano analizzate prima dello smaltimento».

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