Gioco
Ici, evasi 700mila euro Scoperti 7.500 furbetti
Il Comune invia cartelle per i tributi immobiliari non pagati nel 2007 e nel 2008 Sanzioni fino a 900 euro a chi non ha comunicato di aver ristrutturato casa
MASSA. I peccati fiscali hanno le ombre lunghe: riguardano il 2007 e il 2008 e sono 7.500 le cartelle esattoriali relative alla tassazione sul mattone spedite nel corso del 2013 ai contribuenti massesi. È prassi del fisco, del resto, radiografare l’ultimo quinquennio; o gli ultimi sei anni se si tratta di evasori totali, cioè non coloro che hanno pagato meno del dovuto per un errore di calcolo ma quei “furbetti” che non hanno tirato fuori un euro. Nel marasma spuntano anche casi-limite di avvisi con sanzioni considerevoli, da 900 euro per esempio, per discrepanze tra quanto risultava agli uffici tecnici comunali e quanto dichiarato dal contribuente in caso di ristrutturazione della propria casa. Centri di assistenza fiscale e patronati concordano, tuttavia, che non si tratti di un fenomeno straordinario: «È fisiologico» che ogni anno ci sia un certo numero di accertamenti tributari anche sul fronte della tassazione degli immobili. «Ogni anno il Comune svolge un’attività di recupero dell’evasione – conferma Giovanni Rutili, assessore alle finanze – che è fondamentale nell’ottica dell’equità fiscale». Oltre che equo, il recupero delle somme evase, qualora riuscisse nella sua totalità, porterebbe circa 700mila euro nelle casse di palazzo civico.
Evasori: le categorie. Nel 2008 il mattone era ancora tassato mediante l’Ici (è del maggio 2008 il decreto con cui il governo Berlusconi aboliva il tributo ma sulla prima casa). Nel 2013 sono arrivati avvisi di accertamento Ici per evasione parziale: si riferiscono al 2008; sono casi in cui il contribuente ha pagato meno di quanto doveva, spesso per un errore di calcolo (che discende dalla metratura dell’immobile) o si è dimenticato la scadenza (che negli anni precedenti aveva però sempre rispettato). Sono state spedite anche cartelle ad evasori totali: per il 2007. Oltre alla categoria dei contribuenti-dimentichi o vittime di una svista, ci sono dunque i “furbetti”. E ce ne sono di diversi tipi: chi ha cominciato a raggirare il fisco dall’anagrafe, “falsificando” la residenza per usufruire dei benefici riconosciuti all’abitazione principale, e chi vive in case che sono sul suolo ma non sono mai state sulla carta.
Case fantasma. Cominciano a vedersi i frutti degli 007 delle case fantasma: era il 2007 quando se ne cominciò a parlare; nel 2008, una legge (la n.31 del 28 febbraio) stabilì che l'ex catasto – ri-battezzato Agenzia del Territorio – dovesse procedere ad un censimento (davvero) completo dei fabbricati, individuando tutti quelli che sino a quel momento erano sfuggiti alle maglie dei controlli. E cioé parliamo di ex case coloniche diventate ville, fienili trasformati in dependance, "ex-casine" degli attrezzi che - ampliate - sono diventate tutto fuorchè uno sgabuzzino per gli arnesi. Permessi urbanistici concessi, non ci sarebbe stato nulla di male in queste ristrutturazioni edilizie se i proprietari non si fossero "dimenticati" di comunicare al catasto le sopravvenute modifiche. Nel 2010-2011 era partita la caccia: vennero utilizzate foto aeree sovrapposte poi alle (vecchie) mappature in possesso del catasto. Da lì, a Massa, come in altri comuni del Belpaese, si sono materializzati tanti immobili “invisibili” (leggi box accanto). Nel 2013, quindi, si è cominciato a presentare il conto anche ai proprietari delle case fantasma che nel 2008 non risultavano al catasto e quindi non erano state tassate con l’Ici.
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