La manifestazione
Si rafforza l’asse Pignone-Porto
Contratto da oltre dieci milioni: operazione “debombing” e piattaforme da realizzare in una parte dell’area retroportuale
CARRARA. Mentre il quinto maxi modulo di Ge Oil & Gas viene preparato per uscire dallo yard di Avenza (avverrà lunedì prossimo 13 gennaio), per seguire gli altri 4 manufatti destinati all’isola di Barrow in Australia nell’ambito del progetto Gorgon, il Nuovo Pignone prosegue il suo programma di investimenti sul territorio. E, secondo indiscrezioni, avrebbe firmato a fine 2013, un contratto con la Porto spa per il debombing (cioè la ricerca di eventuali residuati bellici) in una parte dell’area retroportuale, e per la successiva costruzione, in quello spazio, di piattaforme in cemento armato funzionali a fare da base a nuovi grandi manufatti, da esportare.
Si tratterebbe di un contratto da oltre dieci milioni di euro. La Porto di Carrara spa (di cui è amministratore delegato Paolo Dello Iacono) avrebbe espletato le procedure con il Comune per le relative richieste (come la “Scia” cioè la Segnalazione Certificata Inizio Attività, a cui il Comune non si sarebbe opposto).
L’area interessata dalle nuove operazioni sarebbe in una parte logistica di 50mila metri quadrati. L’attuale Yard del Nuovo Pignone si estende su 40mila metri quadrati.
Molto si muove insomma. Lo scorso novembre il Comune ha varato la variante urbanistica di destinazione d’uso di una parte dell’area retroportuale, in virtù anche della prospettiva di sviluppo delle attività del Nuovo Pignone. C’è da dire, che lo yard è stato ed è oggetto anche di polemiche e di prese di posizione. Ultimamente, quella di Giuseppe Scattina, consigliere eletto da indipendente nella lista della Federazione della Sinistra, il quale, distinguendosi dalla maggioranza, si è astenuto proprio sulla variante urbanistica approvata dal consiglio comunale (14 voti a favore e 7 astensioni). Una variante che di fatto ha trasformato in terreno industriale una parte dell'area retro portuale.
Ma intanto, sta per concludersi il capitolo dei cinque maxi moduli del progetto Gorgon. Erano i primi giorni di ottobre del 2012 quando partì il primo: i collaudi erano stati effettuati a luglio nel cantiere di 40mila metri quadrati in viale Zaccagna ad Avenza.
L’uscita del primo modulo dallo yard, il 4 ottobre 2012, fu seguita in notturna da moltissimi cittadini. Fu un’operazione spettacolare per Carrara, curata al milliometro dai tecnici.
Il mega modulo salpò poi dal porto di Marina, per l'isola di Barrow in Australia, una paradiso ambientale protetto, di classe A, dove con i moduli Pignone viene realizzato un impianto per la generazione di energia elettrica (finalizzata alla estrazione e liquefazione del gas naturale prelevato dai fondali marini australiani), nell'ambito del Progetto Gorgon.
Anche l’ultimo dei cinque moduli, da 2.300 tonnellate ciascuno, alti 25 metri, si appresta a lasciare Carrara. Ma lo yard non sembra affatto destinato a restare vuoto. Già lo scorso gennaio 2103 si parlò di nuove importanti commesse acquisite dal Nuovo Pignone, nell'ambito dei maxi moduli di cui la multinazionale targata Generale Electric è leader mondiale. Assemblaggi e turbine destinate al Kazakistan, e all’area dell'ex Repubblica sovietica. Carichi di lavoro, si disse, destinati a tenere occupato lo stabilimento carrarese per almeno dieci anni. Programmi e progetti (e portafoglio ordini) intersecabili anche con le indiscrezioni sul rafforzamento dell’asse Nuovo Pignone-Porto di Carrara.Il 20 gennaio al porto ci sarà una cerimonia per la conclusione del progetto Gorgon e verranno delineati gli scenari futuri di General Electric sul territorio.(c.car.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
