Finanza
Se dimentichi il “Red” ti sospendono la pensione
Centinaia gli assegni mensili a rischio se non si comunicano alcuni dati reddituali Nel mirino interessi sul conto corrente, investimenti azionari ed entrate da affitti
MASSA CARRARA. Red dimenticato, pensione sospesa. Si chiama Modello Red l'incubo più recente dei pensionati. Non di tutti, ma di chi gode di alcuni diritti ("prestazioni", dovremmo dire) che scattano in base al reddito. Ad esempio, l'integrazione al trattamento minimo (la cosiddetta "minima") ma anche la pensione o l'assegno sociale. Il modello Red deve essere inviato all'Inps ogni anno: il 31 ottobre è scaduto il termine per presentare la versione relativa ai redditi 2012. Si tratta, molto semplicemente, di inserire alcuni dati in un foglio prestampato. L'incubo, piuttosto, prende forma dal fatto che chi gode di integrazioni al reddito e non ha presentato tale modello ha ricevuto o riceverà una lettera dall'Inps, con cui l'istituto di previdenza comunica che il bonifico della pensione verrà sospeso. Tastando il polso a patronati e centri di assistenza fiscale (Caf) si scopre che a trovarsi in una situazione simile potrebbero essere centinaia e centinaia di apuani.
Che cos'è il Red. È un'autocertificazione con cui si comunica all'Inps alcuni dati del nostro reddito per dimostrare che continuiamo ad avere diritto all'integrazione al trattamento minimo, o all'assegno sociale, o alla pensione sociale, o alla quattordicesima: tutte prestazioni collegate al reddito che l'Inps eroga, e per le quali, prima di confermarci le somme, verifica se da un anno all’altro non abbiamo perso i requisiti per goderne. Se la nostra situazione reddituale cambia in meglio – abbiamo nuovi redditi, ad esempio, percepiamo un affitto – e nel frattempo abbiamo goduto del beneficio senza averne diritto, l'Inps vuole i soldi indietro. E scatta il recupero delle somme indebitamente percepite.
Chi deve presentarlo. Il modello Red arriva direttamente a casa del contribuente con il "bustone" Inps: così è stato fino allo scorso anno. Per il 2014, non si sa: i Caf Cgil confermano che al momento non ci sono comunicazioni ufficiali e si profila l'ipotesi che, da quest'anno, il modello Red possa diventare disponibile solo su Internet, come il Cud, cosa che complicherebbe la vita ai pensionati non informatizzati, che sono la stragrande maggioranza. Ha l'obbligo di compilarlo e presentarlo all'Inps: chi percepisce somme o compensi che non figurano nella dichiarazione dei redditi, inclusi, ad esempio "guadagni" da interessi sul conto corrente, oppure da investimenti in azioni; o non ha presentato dichiarazione dei redditi in quanto non obbligato, ma ha avuto delle entrate extra. Chi gode di pensioni estere, indipendentemente se sono o meno tassate in Italia. E ancora, vige l’obbligo se il coniuge non ha presentato la dichiarazione dei redditi e l'integrazione di cui si gode tiene conto anche dello suo stato economico-reddituale. Dorme sonni tranquilli, invece, chi ha presentato la dichiarazione dei redditi e non ha "entrate" aggiuntive.
Lettere minacciose. Bisogna precisare che le lettere che minacciano la sospensione dell'assegno mensile stanno arrivando soprattutto a chi non ha presentato il modello Red nel 2009/2010. Inoltre, l'Inps non minaccia il taglio della pensione di primo acchito: prima invia un sollecito a presentare il Red. L'inghippo è piuttosto un altro. «Nel 90% dei casi la compilazione del modello Red si risolve con l'inserimento di un dato, relativo, ad esempio, all'immobile di residenza – nota Saverio Corsetti del Caf Cgil di Carrara – Il problema vero è rappresentato dalla platea a cui l'adempimento si rivolge: gli anziani. C'è chi vive solo, chi non può muoversi e recarsi ai centri di assistenza fiscale, chi non ha più la lucidità necessaria per decifrare il modello o capire il significato dell'avviso; c'è ad esempio chi ci dice che non ha ricevuto alcun sollecito, quando invece l'ha ricevuto, non ha capito la natura della richiesta e ha gettato via la lettera. Con il nostro Spi-Cgil (la "sezione pensionati del sindacato, ndr) cerchiamo di veicolare più informazioni possibili – aggiunge Corsetti – ma non riusciamo ad intercettare tutti». Per togliersi ogni dubbio, è bene rivolgersi ai centri di assistenza fiscale dei sindacati o ai patronati dele associazioni di categoria.
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