Finanza
Rapimento Calevo, versioni discordanti
Nel tribunale di Spezia ascoltati alcuni componenti della banda che sequestrò l’imprenditore lericino
LA SPEZIA. Versioni contrastanti nella udienza del processo a carico dei rapitori di Andrea Calevo, l’imprenditore prelevato dalla sua villa di Serra di Lerici la sera del 16 dicembre 2012.
Sul banco degli imputati, a vario titolo ci sono Pierluigi Destri, ritenuto la mente del sequestro e i complici Davide Bandoni (suo nipote), gli albanesi Emiljano Shota, Fabion Vila e Simon Halilaj, la moglie di Destri, Anna Viti, accusata di favoreggiamento, il genero Giancarlo Ferrari e il cugino Carlo Antola.
Gli albanesi e Bandoni hanno scelto il rito abbreviato che viene celebrato presso il Tribunale di Genova.
Ieri mattina, di fronte al presidente della corte d’assise, Franco Sorrentino, pm Panichi, sono stati ascoltati in veste di testimoni Shota e Bandoni.
Secondo quanto riferito, a loro sarebbe stato detto da Destri che l’“affare” Calevo doveva risolversi in una rapina, non in un sequestro.
Nei giorni precedenti il blitz in villa ci sarebbero stati vari incontri tra Destri e gli altri, con decisione finale di partecipare al raid. Destri avrebbe poi detto di prelevare, durante l’irruzione in villa, dei documenti e assegni.
Pierluigi Destri, presente in aula assieme alla moglie e assistito dall’avvocato Giuliana Feliciani, non è intervenuto. Ha ascoltato quanto riferito dagli altri, prendendo appunti.
L’udienza, poi aggiornata al 16 gennaio, si prospetta dunque ricca di versioni contrastanti.
L’imprenditore Andrea Calevo venne liberato a fine dicembre da un blitz delle forze dell’ordine mentre era segregato nella villetta di Destri a Sarzana.
Polizia e carabinieri erano da giorni sulle tracce dei rapitori, attendendo il momento buono per entrare in azione, cosa che fecero con successo proprio nel giorno di San Silvestro.
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