Il Tirreno

Odissea per un malato di Sla

Odissea per un malato di Sla

Viaggi a vuoto in ospedale per un piccolo intervento poi eseguito grazie a una dottoressa

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FIVIZZANO. Odissea per un 57enne lunigianese affetto da Sla, la terribile Sclerosi laterale amiotrofica che, per poter eseguire un piccolo intervento chirurgico per l'inserimento di un sondino per l'alimentazione definito Peg (Gastrostomia percutanea endoscopica), ha dovuto sostenere tre viaggi in ambulanza per l’ospedale.

A raccontante le vicissitudini dell'uomo, che a causa della grave malattia non può svolgere alcun movimento e comunica attraverso una tastiera del computer, è la sorella, indignata dall'accaduto.

«Durante una visita specialistica svolta all'ospedale Cisanello di Pisa - racconta la donna - a mio fratello è stato prescritto l'inserimento della Peg per potersi alimentare».

Il personale della clinica lunigianese dov'è ricoverato il cinquantasettenne ha così prenotato l'intervento all'ospedale di Fivizzano per il giorno 27 dicembre.

«A bordo di un'ambulanza, assieme a una nipote - prosegue la sorella - ho così accompagnato mio fratello nel reparto chirurgico dell'ospedale fivizzanese, ma qui ci è stato detto che nessuno sapeva nulla e che in quel giorno non era neppure presente l'equipe chirurgica e quindi l'intervento non poteva essere eseguito».

Quindi il ritorno in ambulanza in clinica con un prossimo appuntamento per il 31 dicembre sempre a Fivizzano.

«Nuovo viaggio per l'ospedale, con le difficoltà che un malato di Sla deve affrontare - racconta la donna - e questa volta mio fratello è stato sì trasportato in sala operatoria ma l'intervento non è riuscito perché è sorta una complicazione per l'inserimento nell'addome della Peg, quindi altro rientro in clinica con un nulla di fatto».

Sabato 4 gennaio quindi il terzo viaggio all'ospedale ma questa volta quello di Pontremoli.

«Qui si è verificata la solita cosa avvenuta la prima volta a Fivizzano - dice la sorella - nonostante l'appuntamento preso nel reparto di chirurgia dove ci siamo presentati, nessuno sapeva niente. E mentre ci apprestavamo all'ennesimo viaggio di ritorno in clinica con un nulla di fatto, per caso abbiamo incontrato una gentilissima dottoressa del reparto di rianimazione che, una volta apprese le necessità di mio fratello, si è prodigata affinché l'intervento potesse essere eseguito velocemente».

Oltre al ringraziamento per questo medico che vedendo le condizioni del 67enne è intervenuto direttamente per fare eseguire l'intervento di inserimento del sondino per l'alimentazione, da parte dei famigliari c'è risentimento verso la scarsa considerazione ricevuta in precedenza «nonostante avessimo prenotato l'intervento e le condizioni di mio fratello fossero tali da ricevere maggiori attenzioni».

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