Il Tirreno

Lotto (albergatori): rischio chiusura per piccoli hotel

di Melania Carnevali

«O ci fanno lavorare o concedano lo svincolo a chi ha meno di 24 camere. Prioritario risolvere il problema erosione»

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MASSA. «È inutile pensare a un piano degli alberghi se prima non si ripensa a come valorizzare il territorio»: parole di Claudio Lotto, presidente degli albergatori. Che, a un mese dalla data entro la quale l’Amministrazione deve adottare il nuovo regolamento urbanistico, ha le idee chiare su quello che vorrebbe per la categoria che rappresenta: «Vorrei una città vivibile e appetibile turisticamente – dice – Nessuna modifica del piano degli alberghi ha senso – spiega – se non si rivede la politica turistica del territorio. Le strutture ricettive non sono un polo di attrazione in sé – dice – È il territorio che deve attirare turisti, ma il nostro ha ben poco da offrire. Quindi, finché non si migliora l’offerta, nessuno ha voglia di investire».

Il filo conduttore delle migliorie che Lotto auspica è la sostenibilità. «Non abbiamo molte risorse artistiche – continua – quindi la nostra risorsa turistica è la sostenibilità». Tre i punti: qualità delle acque, interventi anti-erosione e “varie ed eventuali”, in cui rientra ciò che rende una città vivibile, dalle piste ciclabili, alla raccolta differenziata.

Le scelte degli albergatori dipendono quindi dal futuro turistico della città e non viceversa. Le richieste potrebbero essere tante, a partire dallo sviluppo in altezza di molte strutture ricettive ai Ronchi o il cambio di destinazione d’uso di alcune alla Partaccia. «Richieste che tuttavia – spiega Lotto – non verranno mai presentate se prima non verrà dimostrato che si crede davvero alla potenzialità turistica di questo territorio». Perché in caso contrario, le proposte potrebbero essere diverse. «Dal 2000 ad oggi c’è stata una diminuzione del flusso del turismo di circa un terzo – spiega Lotto – da un milione e mezzo a meno di un milione. Perché mai dovremmo puntare sul territorio? Se non migliora l’appetibilità, ci diano il permesso di trasformare in appartamenti anche le strutture ricettive sotto le 24 camere. Ha senso obbligare gli alberghi a rimanere tali se agli albergatori si permette di lavorare».

D’altronde non sono più gli anni ’60, quando le mete turistiche straniere non erano nei depliant di viaggi, e Massa aveva come attrazione la zona termale di San Carlo. La città ha perso la sua appetibilità a fronte anche di un aumento della concorrenza. «Il binomio mare-sole non funziona più perché lo offrono anche tante mete migliori . Per questo bisogna cercare attrazioni –sottolinea Lotto – Le ex colonie ad esempio potrebbero essere usate a fini turistici, inserendole in un progetto che tenga conto anche di tutto il litorale. Vengo all’aeroporto: ci vuole coraggio e bisogna prendere un scelta definitiva su cosa vogliamo da quello spazio: o uno scalo con un traffico elevato di aerei, o qualcos’altro. Le cose miste non servono a nulla».

Altro punto sollevato dal presidente degli albergatori: la costruzione di appartamenti. «Bisogna smettere di costruire – spiega – perché ci sono troppe case sfitte e si creano delle zone morte, in città, brutte sia per i turisti sia per chi a Massa ci vive».

Infine: la collaborazione fra i vari comuni. «Massa, Carrara, Montignoso – conclude – sono come un piccolo comune di un quartiere di Roma e hanno tre gestioni diverse. Dovrebbero smetterla di lavorare per compartimenti stagni e collaborare. Per questo la soluzione sarebbe la creazione di un unico comune di costa: saremmo sicuramente più forti dal punto di vista economico».

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