Sicurezza
Lattanzi: «Fare luce sulle infiltrazioni mafiose»
Il rappresentante della Cna Liguria, carrarese, commenta la de-secretazione dei documenti della commissione d’inchiesta sui rifiuti: «Un beneficio per tutti»
CARRARA. Agatha Christie diceva che “un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”.
E sulla presenza della criminalità organizzata in territorio apuano gli indizi sembrano essere ben più di tre. Basti pensare alle navi dei veleni, 9 delle quali salpate anche dal nostro porto, ai rifiuti tossici occultati dalla camorra nella Terra dei fuochi, che provenivano anche da Massa-Carrara e viaggiavano su camion con regolare autorizzazione della Provincia apuana, alle sospette infiltrazioni mafiose nell’appalto per la Strada dei marmi e alle minacce ricevute la scorsa estate dai giornalisti Pier Paolo Santi e Francesco Sinatti, che con il loro sito “Inchiostro scomodo” indagano sulle infiltrazioni nella economia provinciale.
Tutte circostanze che sono state denunciate in più occasioni da Gino Angelo Lattanzi, carrarese, dirigente del dipartimento sindacale Cna Liguria, impegnato da molti anni su legalità e sicurezza, che torna sull’argomento dopo l’annuncio, da parte della presidente della Camera Laura Boldrini, della prossima de-secretazione degli oltre mille documenti raccolti dalle commissioni parlamentari di inchiesta sul ciclo dei rifiuti nelle ultime tre legislature.
Quello delle infiltrazioni del crimine organizzato è un tema che sta molto a cuore a Lattanzi, che anni fa, per Cna Liguria, organizzò un’iniziativa sulla legalità a cui parteciparono l’ex vicepresidente della commissione antimafia Fabio Granata e l’ex prefetto di Palermo Achille Serra, che portò ad una serie di arresti importanti ed allo scioglimento per infiltrazioni mafiose dei consigli comunali di Bordighera e Ventimiglia.
«Massa-Carrara -spiega il dirigente Cna- non è una terra di mafia come quelle che si vedono nelle fiction tv, però qui da noi manca la percezione del fenomeno delle infiltrazioni, che oggi si verificano soprattutto nel tessuto economico e sfuggono a molti. Non a caso le inchieste su questi episodi partono sempre da altre procure».
In effetti, la vicenda dei rifiuti tossici affondati con le navi dei veleni e di quelli interrati nelle discariche del sud, in cui sono stati trovati granulati e polveri di marmo, utilizzati per schermare le radiazioni ed impedire che venissero captate dall’esterno, dimostra come la criminalità organizzata abbia saputo utilizzare il settore lapideo, considerato molto appetibile da ‘ndrangheta e camorra.
«La presenza nel settore delle cave di imprese collegate a famiglie della ‘ndrangheta -sostiene Lattanzi- è ormai cosa nota e forse non sono da escludere anche coinvolgimenti politici. Bisogna però ammettere che, fino a metà anni ‘90, in materia di rifiuti c’erano grosse carenze legislative, come dimostra la vicenda della Lynx, cargo maltese partito da Marina di Carrara nel febbraio 1987, con 7 container zeppi di micidiali scorie chimiche».
Secondo Lattanzi, inoltre, negli anni tra ’80 e ’90, molte ditte specializzate nel trattamento di rifiuti industriali, operanti anche fuori Massa-Carrara, avrebbero chiesto ed ottenuto le regolari autorizzazioni dalla nostra Provincia. «Stando così le cose -conclude il dirigente Cna- non dovrebbe far paura o preoccupare se la presidenza della Camera e la commissione parlamentare antimafia si interessino al fenomeno della criminalità organizzata nella nostra provincia. Anzi, la volontà di fare chiarezza, in nome della legalità, del rispetto delle regole del lavoro e delle persone, dovrebbe essere intesa come un beneficio per tutti, soprattutto in un momento di grave crisi economica come questo, perché testimonia la presenza e l’azione dello Stato contro il crimine e la corruzione», conclude il rappresentante della Cna Liguria.
David Chiappuella
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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