Il Tirreno

Casa Rossa: trovato un tetto, ma è precario

Sistemate alla Turimar le famiglie che occuparono la ex Bankitalia. A febbraio dovranno andare via

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MASSA. Hanno luce e acqua e un tetto sotto cui dormire. È una sistemazione più dignitosa della precedente a Villa Maria a Montignoso, ma a “scadenza” per Aziz, invalido, la moglie e due figli; ma anche per la giovane donna marocchina con un bambino piccolo; e due cittadini, uno massese e uno montignosino. Avevano occupato la sede di Bankitalia in piazza Garibaldi: adesso sono ospitati alla Turimar fino a fine febbraio. È una sistemazione quindi provvisoria, a tempo determinato, fino alla riapertura della struttura ricettiva per la stagione estiva, a marzo.

I quattro nuclei familiari vivono adesso in una palazzina del maxi ostello di Marina che ha resistito alla crisi. Nel 2012 la proprietà – 76% Asi, cioè società Bogazzi e Red Graniti – aveva deciso di cessare l'attività a per perdite considerevoli. Il turismo low cost, che in passato aveva attirato comitive di tedeschi, non funzionava più e Asi pensò di trasformare l'ex colonia in un grande albergo di lusso.

Progetto per il momento fermo, e che lascia letteralmente in disuso quel gigante in riva al mare, ad esclusione di quella palazzina che, appunto, riaprirà a marzo in attesa di qualche turista. E che adesso è utilizzata come bacino di alloggi per fare fronte al disagio sociale o alle emergenze dovute a alluvioni e terremoti.

Oltre ai quattro nuclei familiari protagonisti dell'occupazione di Bankitalia alla Turimar vivono adesso anche le famiglie ospitate a Villa Serena fino a prima dell'incendio: circa dieci sono le stanze occupate. Ogni nucleo familiare ha una sola stanza, di una comune camera d'albergo, quindi solo i letti necessari e il bagno. Non hanno né cucina né riscaldamenti - essendo la struttura attrezzata solo per l'estate – utilizzano stufette elettriche per scaldarsi e fornellini a gas per farsi da mangiare. Tutto in una stanza. Non ci sono spazi comuni dove passare ore in compagnia: se con il bel tempo possono usufruire del grande giardino esterno, con la pioggia sono costretti a stare ammassati nelle loro piccolissime stanze.

«In questi giorni – racconta Aziz – ha piovuto sempre e noi siamo stati costretti a stare tutto il giorno in pochi metri quadrati, con i bimbi che avevano voglia di giocare ma non avevano spazio per farlo. Se escono nel corridoio, fa freddo perché non è riscaldato, e si ammalano. La situazione non è sostenibile a lungo».

A pesare come un macigno nella quotidianità delle famiglie ospitate alla Turimar, oltre alle condizioni in cui sono costretti a vivere, è soprattutto la precarietà: sapere cioè che quelle quattro mura non sono di loro proprietà e presto dovranno andarsene dinuovo. «A fine febbraio il problema sarà nuovamente da risolvere – continua Aziz – Dove ci sbatteranno questa volta? Vogliamo una sistemazione definitiva, non ne possiamo più di questa precarietà».

(m.c.)

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