Il Tirreno

«Voglia di verità e di giustizia»

di Giovanna Mezzana
«Voglia di verità e di giustizia»

Lo striscione bianco degli amici e le gigantografie di Andrea ed Enrico immerse nel silenzio della folla

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MONTIGNOSO. Lungo due chilometri di fiaccolata – da Renella a Capanne – non si è sentito suonare un solo clacson: anche questo è un segno. Racconta il rispetto di un’intera comunità per il dolore di due famiglie. E testimonia che la morte di Andrea Fruzzetti e Enrico Baria, accoltellati a morte all’alba del 25 dicembre, è un fatto talmente sconcertante da “ovattare” un’intera comunità. «Noi siamo senza parole» è la spiegazione per un lenzuolo bianco che gli amici di Andrea ed Enrico tendendo in testa alla fiaccolata: dice tutto, più di mille parole.

Ore 18 e 15, Renella, spiazzo di fronte allo stadio Del Freo. Comincia ad arrivare un po’ di gente, alla spicciolata. In una manciata di minuti il vuoto si riempie. E le fiaccole finiscono alla svelta: «Ne avevamo preparate più di 600 – dice Alessandro, fratello di Andrea, che quella notte si è lanciato in aiuto del fratello, riportando ferite – Sono contento che ci sia così tanta gente». Più di 1.500 persone, secondo le forze dell’ordine. E allora si improvvisa: a delle candele si attorciglia un po’ di carta stagnola. Del resto, l’importante è esserci.

«Fatti coraggio – dice un amico ad uno degli zii di Andrea Fruzzetti– Prima o poi le cose vengono fuori ». Non sappiamo a cosa l’amico si riferisse. Se l’accenno era alla ricostruzione della dinamica di quella notte di sangue per attribuire responsabilità, potrebbe non essere sufficiente. E non solo per la famiglia, ma per un’intera comunità. Lo si capisce dalle parole del presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, arrivato da Firenze per prendere parte alla fiaccolata. «Il responsabile deve essere assicurato alla giustizia» dice Rossi, mentre si rivolge ai molti giovani nella piazzetta di Capanne. Alla parola «giustizia» l’attenzione dei ragazzi diventa alta. È come se all’improvviso si risvegliassero da un doloroso torpore. «Ma questo potrebbe non bastare – aggiunge Rossi – Bisogna avere la forza di comprendere le cause di quanto accaduto, che probabilmente risiedono in un degrado che è anche culturale».

A portare a spalla per tutto il cammino le gigantografie di Andrea – in primo piano – e Enrico – ritratto mentre tiene uno dei suoi cani da caccia al guinzaglio – ci sono i rispettivi fratelli: Alessandro, fratello di Andrea ed Emilio, fratello di Enrico. C’è mamma Stefania con la figlia Sara. C’è mamma Piera e papà Celestino. Ci sono i nonni.

Prima tappa: il bar Gastone, dove tutti ricordano Enrico. Si continua a camminare a ritmo serrato. C’è forza ma soprattutto tensione nell’incedere di questi giovani, amici di Andrea e di Enrico.

E ad ogni villetta che la fiaccolata raggiunge, c’è un tributo di persone. C’è gente di fronte al Nuovo Bar Bonotti. C’è gente quando la “processione” delle fiaccole si incammina su per la via Roma, per poi ridiscendere giù, e, poco prima del bar Cardinali, raccogliere i bambini.

«Quello che è capitato è il fatto più violento che si ricordi a memoria d’uomo dal dopoguerra ad oggi» dice il sindaco di Montignoso Narciso Buffoni, che annuncia che l’Epifania – giorno della Rivelazione – diventerà «un giorno di ricordo di questo lutto».

Siamo ormai nella piazzetta di Capanne, «luogo di arrivo-simbolo – dice Riccardo Raffaelli, zio di Andrea – perché Andrea ed Enrico sono cresciuti qui. Erano insieme quella notte, sono insieme ora» E nella piazzetta di Capanne, quei giovani volti partiti “tirati” dallo stadio Del Freo, accennano ad allentare la tensione.

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