Il Tirreno

L’epopea dei Piccirilli Ritrovato al Tacca gesso della Black Seal

L’epopea dei Piccirilli Ritrovato al Tacca gesso della Black Seal

La scoperta di Maria Mattei, che ha studiato le vicende della famiglia di scultori emigrata da Carrara a fine 800

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CARRARA. E’ stata presentata alla giornata di Studi dell’Accademia Aruntica di Carrara la ricerca sui Piccirilli Brothers, gli scultori apuani protagonisti indiscussi del Rinascimento Americano di fine 800. Fra le molte curiosità è emerso che è stato ritrovato alla scuola del marmo “Tacca” a Carrara il gesso della Black Seal (foca nera) di Furio Piccirilli attualmente al Metropolitan Museum di New York. Nella sua relazione Maria Mattei, insegnante e studiosa (titolare dell’Open Centre Academy, da tempo sta svolgendo una ricerca per conto dell’Università Brown del Rhode Island), ha tratteggiato la storia poco nota in Italia, e solo recentemente riscoperta negli Usa, della famiglia di scultori che hanno lavorato a Carrara sino al 1888. Per capire la grandezza dei Piccirilli Brothers - ha fatto notare fra l’altro - è sufficiente ricordare che a loro si rivolse lo scultore Daniel Chester French per realizzare l’imponente Lincoln Memorial a Washington. Nel loro studio del Bronx, il più grande d’America, i fratelli realizzarono, utilizzando 25 enormi blocchi di marmo bianco, la statua colossale del Presidente Lincoln che venne assemblata sotto la supervisione di Getulio Piccirilli. La testa e le mani del Presidente vennero personalmente eseguite dai Piccirilli e ancora oggi sono migliaia i visitatori che rimangono colpiti dallo straordinario sguardo di Lincoln. Quella dei Piccirilli è una storia leggendaria caduta nell’oblio. La storia di una grande famiglia di artisti che hanno dovuto fare i conti con il pregiudizio e il sentimento anti-italiano dell’ epoca. Partiti dalle Apuane, forse dopo un tracollo finanziario, i sei fratelli con il loro leggendario studio diventarono il fulcro di una vera e propria rivoluzione. Prima del loro arrivo a New York, infatti, gli scultori americani venivano in Italia non solo per affinare le proprie doti , ma anche per far realizzare nei nostri studi le loro opere. A fine 800 il governo americano inizia ad affidare le grandi commesse a quegli scultori che affrancatisi dal vincolo della residenza italiana avevano aperto i propri studi a New York. Così è allo studio dei fratelli Piccirilli che gli scultori americani si rivolgono per far tradurre in pietra i loro modelli in creta o gesso. I Piccirilli divengono protagonisti di una vera e propria epopea, ricostruisce Maria Mattei.

Allo studio del Bronx, su tre piani, elegantissimo - dove l’inglese si mescolava all’italiano e al francese ed era possibile incontrare Roosvelt, Enrico Caruso, Eleonora Duse e Fiorello La Guardia e dove, allo stesso tempo, erano di casa gli studenti, figli di immigrati – si rivolgono gli scultori americani per far realizzare i propri modelli da sei fratelli che «hanno regalato all’ America, portandola dalla loro terra natale l’arte, la scienza e la capacità di liberare l’angelo dalla pietra».

I Piccirilli con Attilio e Furio in particolare hanno lasciato la loro firma ovunque a New York e poi a Washington e in tutta l’America. Dalla Columbia University alla Chiesa di Riverside, dall’arco di Washington Square nel Village sino ai Leoni della Biblioteca sulla Fifth avenue, dai colonnati e fregi di Wall Street a quelli del Tribunale di New York , tutte le opere pubbliche più imponenti sono state realizzate negli studi dei sei fratelli apuani. Ma non basta, Attilio Piccirilli esegue alcuni dei monumenti più noti della Grande Mela: suo è il Maine Memorial a Central Park , ancora di Attilio il Firemen’s Memorial. Sue le sculture e i fregi innovativi, alcuni in vetro e pietra, del Rockfeller Centre. Osserva Maria Mattei: «E’ praticamente impossibile descrivere in poche parole l’opera immensa di questi grandissimi scultori, il loro genio trova espressione anche in alcune opere intensissime come The Outcast o The friendless immigrant di Attilio o Fragelina conservata al Metropolitan Museum , il famoso Met di New York dove è possibile ammirare anche la Black Seal di Furio Piccirilli.

Le due scoperte. «Mi sono chiesta in questi anni se davvero anche in Italia nulla fosse rimasto di questi misteriosi fratelli. Nel corso delle mie ricerche - spiega Maria Mattei - ho potuto stabilire la presenza proprio nella nostra provincia di due tracce lasciate dai Piccirilli. La prima, proprio qui a Carrara. Si tratta del gesso della Black Seal di Furio Piccirilli , esposta al Metropolitan Museum di New York. Se si va al Met è possibile vedere una bellissima foca in marmo nero. La creatura posta in equilibrio su uno scoglio ha la testa sollevata e il corpo flessuoso proteso all’indietro. Le pinne posteriori sono aggrappate alla roccia mentre quelle anteriori sostengono il corpo. Tutta l’elasticità e il movimento fluido della creatura sono state preservate nell’opera dalla mano dello scultore . La Black Seal vinse il Premio Speyer alla National Academy of Design nel 1929».

Prosegue: «Avevo notato una sculturina a Carrara che ricordava l’opera vista al Metropolitan e ho cominciato ad indagare. Quella carrarese, ricordava il professor Danesi, era un esercizio degli studenti della scuola del marmo. Da qualche parte doveva esserci un gesso, ho pensato. Grazie al dottor Stefano Prampolini ho potuto controllare un inventario della gipsoteca della scuola del marmo del 1964 . Incredibile ! quando sono arrivata al numero 347 compariva la dicitura Foca Piccirilli. Non rimaneva che confrontare l’originale con il gesso attualmente in deposito nei laboratori della scuola del marmo. Non v’è dubbio che il calco dell’opera di Furio sia tornato in qualche modo nella sua città». «La seconda traccia invece si trova al Cimitero Monumentale del Mirteto. Trovarla è stato più semplice perché in una vecchia biografia di Attilio si fa menzione di una prima opera commissionata al giovanissimo scultore da poco rientrato a Massa dopo gli studi all’Accademia di Roma. La scultura è un angelo che adorna la Tomba dei Conti Guerra. Il Mausoleo venne disegnato da Lodovico Isola nel 1886 e l’angelo affidato proprio al diciannovenne Attilio. Pare che la modella fosse una giovinetta, figlia di contadini che fece letteralmente perdere la testa ad uno degli scultori che pochi anni dopo sarebbe stato il protagonista del Rinascimento americano. La caccia continua», conclude Maria Mattei.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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