Il Tirreno

Conflitto d’interessi Bienaimè all’attacco del centrosinistra

Conflitto d’interessi Bienaimè all’attacco del centrosinistra

«Ecco perché non è stata ancora adottata la carta di Pisa: palese incompatibilità fra attività amministrativa e privata»

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CARRARA. «Il conflitto di interesse è un problema non solo di Berlusconi ma anche del Partito Democratico»: lo sostiene, in un documento, Claudia Bienaimè, consigliera di opposizione (Carrara Bene Comune - Idv).

La consigliera di opposizione fa anche riferimento ad alcune riflessioni scritte in un commento del “Tirreno”pochi giorni fa, a margine del caso Lucio Boggi (dimessosi dal consiglio di amministrazione della Cassa di Carrara per l’incompatibilità con la carica di consigliere comunale, perché la Cassa è tesoreria del Comune).

E prosegue: «In effetti in merito alla incompatibilità di Lucio Boggi non può non saltare agli occhi che si tratta di un’ inezia rispetto ai conflitti di interesse enormi presenti nell'attuale giunta, ma d'altro canto il problema è che nel primo caso il governo Monti determinò per legge le incompatibilità, nel secondo caso la politica e non solo il centro destra con Berlusconi ma lo stesso Partito Democratico preferirono tenere fuori, lasciando all'auto disciplina della politica, la materia».

Ma - puntualizza - «come dimostra l'articolo del “Tirreno”, la politica, i politici del centro sinistra di Carrara non sono minimamente in grado di autodisciplinarsi, tant'è che uno dei motivi per cui non hanno ancora adottato la carta di Pisa sta proprio nella loro palese incompatibilità tra l'attività amministrativa e quella privata!».

I riferimenti contenuti nel nostro articolo riguardavano in particolare il fatto che il vicesindaco e assessore al marmo, Andrea Vannucci, sia amministratore unico (con l’80% delle quote) dell’azienda lapidea Eurostone; i legami di parentela fra l’assessore alle attività produttive Fabio Traversi con l’imprenditore del marmo e presidente della Cassa di Carrara, Gino Mazzi; e il ruolo dell’assessore al bilancio, Giuseppina Andreazzoli, presidente del collegio sindacale della Escavazioni Marmi Calocara, ditta per il 75% dello stesso Gino Mazzi.

Sostiene Claudia Bienaimè: «In tutto questo i partiti di maggioranza accondiscendono, mentre in consiglio alcuni consiglieri si stupiscono della stessa necessità di un codice etico. Questi atteggiamenti sono quelli che allontanano i cittadini dalla politica, questi atteggiamenti sono quelli che generano un sentimento di antipolitica e purtroppo dimostrano che la politica, gestita dai soliti noti che la maggioranza degli elettori conferma ad ogni tornata, è non riformabile. Nei prossimi mesi - aggiunge - discuteremo del piano anticorruzione, che dovrà essere elaborato entro il 31 gennaio, ma non dubitiamo che l'amministrazione comunale raccolga lo slittamento della data a marzo. In quel caso dovremo discutere delle incompatibilità dei comportamenti dei pubblici dipendenti a cui si richiedono comportamenti irreprensibili mentre gli amministratori si ostinano a non vedere, a negare il loro palese conflitto di interessi. Saremo curiosi di verificare, al momento della stesura del piano anticorruzione come l'amministrazione risolverà una serie di situazioni legate alla rotazione dei dirigenti, nei settori particolarmente esposti alla corruzione, ad esempio il settore sociale, e misure per evitare sovrapposizioni di funzioni e cumuli di incarichi nominativi in capo ai dirigenti pubblici, anche esterni in particolare nell'assunzione in capo a Tonelli della dirigenza del marmo e dell'urbanistica», conclude Claudia Bineimè.

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