La manifestazione
Saranno desecretati i documenti sulle navi dei veleni
Greenpeace lo ha ottenuto dalla presidente della Camera Alcune hanno fatto scalo anche nel porto di Marina
CARRARA. Una decisione sulla vicenda delle cosidette “navi dei veleni”, alcune delle quali hanno fatto scalo anche nel nostro porto, e affondate nel Mediterraneo, con carichi di presunti rifiuti tossici o radioattivi che ancora oggi riposerebbero sui fondali, è stata presa dalla Camera dei deputati.
A seguito di una richiesta inviatale dal direttore esecutivo di Greenpeace Italia, Giuseppe Onufrio, la presidente della Camera Laura Boldrini ha infatti annunciato che verranno riesaminati e de-secretati gli oltre mille fascicoli di documenti raccolti dalle commissioni di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e dalla commissione Alpi-Hrovatin nelle ultime tre legislature.
Una scelta che consentirà probabilmente di far chiarezza su un’organizzazione che pare fosse attivissima tra gli anni Ottanta e Novanta, e che avrebbe coinvolto agenzie marittime, broker, imprenditori. Una vicenda di quegli anni, che secondo gli ambientalisti che hanno fatto l’istanza alla Camera, interessò anche la portualità tra La Spezia e Marina di Carrara.
Su traffici sospetti indagarono (e persero la vita) Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, ed il capitano di corvetta Natale De Grazia.
Secondo Greenpeace e Legambiente, tra il 1986 e il 1988, furono ben 9 le navi dei veleni arrivate e ripartite da Marina di Carrara e dirette nei paesi del Terzo Mondo.
La prima fu l’italiana Mikigan, che lasciò Carrara per inabissarsi davanti alle coste calabresi il 31 ottobre del 1986. Nel febbraio 1987 salpò la Lynx, che trasportava oltre 2mila tonnellate di rifiuti industriali. Il 17 aprile di quell’anno partì la Akbay-1, che ne caricava più di 800 tonnellate. A giugno fu il turno della Radhost, con oltre 2.400 tonnellate. Il 9 settembre toccò poi alla Rigel, di proprietà di un armatore greco, prendere il largo dallo scalo marinello, insieme al suo carico di 3mila tonnellate, per affondare 12 giorni dopo, in modo sospetto, a Capo Spartivento, 20 miglia a sud di Reggio Calabria, seguendo la stessa sorte della Mikigan.
L’elenco prosegue con la Baruluch, la Danix, la Line e la Juergen Vesta Denise, che trasportavano in totale 43.330 tonnellate di rifiuti pericolosi, provenienti dall’industria chimica. Alcune di queste navi erano state caricate con granulato di marmo.
Secondo gli investigatori questo minerale poteva fare da copertura a presunti rifiuti tossici già stoccati nelle nevi, ed essere utile agli affondatori.
I nomi delle navi sono emersi dalle denunce che la lista dei Verdi di Marina di Carrara presentò nel febbraio 1987, allarmata dall’arrivo di camion carichi di bidoni sospetti sulle banchine del nostro porto.
Il capitano De Grazia, ufficiale delle capitanerie di porto medaglia d’oro per meriti investigativi, deceduto nel dicembre del 1995 mentre indagava, si era concentrato sulla Rigel, cargo maltese il cui intero equipaggio, secondo il dossier “Affondamenti sospetti” di Legambiente, si era dileguato dopo l’affondamento. Alla partenza da Carrara, l’ispezione del carico non sarebbe stata effettuata.
Tutto questo scenario potrà essere meglio chiarito e ricostruito più dettagliatamente attraverso i documenti inediti che verranno de-secretati dalla presidenza della Camera. A quel punto, sarà forse possibile alle autorità individuare anche chi gestiva quei traffici, e conoscere con più esattezza i nomi delle navi e le date di spedizione.
L’esatta identificazione dei veleni, poi, consentirà anche di accertare se il traffico di rifiuti tossici abbia esposto i lavoratori portuali e la popolazione carrarese a eventuali radiazioni, e se possa esserci un qualche collegamento con le morti per neoplasie riscontrate sul nostro territorio. Non sarà facile, perché ormai sono passati quasi 30 anni.
David Chiappuella
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