Attenzione
L’omertà vacilla Prime ammissioni da parte delle bande
Qualche ragazzo collabora con la polizia e i carabinieri L’obiettivo è di trovare al più presto il deposito delle armi
MASSA. Il lavoro della squadra mobile e del nucleo investigativo dei carabinieri sta cominciando ha dare i primi frutti: il muro di gomma alzato dai ragazzi che gravitano attorno alle bande che si stanno facendo la guerra in questi mesi ha delle crepe. C’è chi, in parole povere, comincia a parlare con le forze dell’ordine, a spiegare le dinamiche dei gruppi e soprattutto a prendere le distanze da una violenza davvero inaudita. Vuoi per paura, vuoi perché si sta delineando la volontà delle colombe di sotterrare l’ascia di guerra. Anche se al momento prevale il volere dei falchi, come dimostra quello che è successo l’altra notte al Baraonda. A questo proposito (vedi articolo in basso) sembra scontata la pista della ritorsione nei confronti del titolare della discoteca del Cinquale.
In questo contesto, già altamente pericoloso, si è inserita un’altra variabile che potrebbe peggiorare le cose. Il trambusto provocato dal duplice omicidio di Natale e dagli accoltellamenti del Baraonda stanno creando parecchi fastidi ai malviventi di professione, a chi gestisce la vendita degli stupefacenti per esempio. Ci sono troppe divise in giro la notte e questo non piace. Risultato? È stato chiesto, e non con le buone, di far calmare le acque al più presto. Questo prima della devastazione del pub del Cinquale, però. Il messaggio, insomma, non è stato accolto. Anzi.
Intanto proseguono le indagini sui componenti della banda dei Poggi e sul gruppo che ha deciso di non farsi mettere i piedi in testa. Gli inquirenti si stanno concentrando su quello che è capitato a ottobre in piazzetta De Andrè, quelle risse scatenate senza motivo apparente. Perché sono convinti che tutto è partito da lì. Le scorribande di quelli dei Poggi hanno infastidito chi si sentiva a casa sua. La scintilla che ha acceso la faida è per forza quella.
Le istituzioni chiedono di reprimere il fenomeno, ma prima di dare il giro di vite bisogna rendere inoffensive le bande. Come è stato spiegato nell’ultimo comitato per la sicurezza. Per questo da quando c’è stato il duplice delitto di Natale gli sforzi di polizia e carabinieri sono concentrati nell’individiazione del deposito delle armi, che almeno quelli dei Poggi devono avere da qualche parte. L’intuizione viene da una serie di moviventi fatta da alcuni ragazzi che sono stati visti spesso in giro con Giacomo Pucci, il ventiseienne arrestato con l’accusa di tentato omicidio. E dal comportamento dello stesso Pucci prima di finire in manette: è stato trovato a Bonascola con il bagagliaio dell’auto pieno di mazze da baseball modificate (un paio avevano i chiodi). Per arrivare al nascondiglio però serve la collaborazione di qualcuno che conosce i segreti di quelli dei Poggi, ovvero uno che fa parte della gang. Ed è per questo che i ragazzi presto saranno convocati in caserma e in questura. I nominativi in mano agli inquirenti sono una trentina e su questi si stanno facendo gli accertamenti più approfonditi. La loro individuazione è avvenuta attraverso l’incrocio delle testimonianze raccolte durante le risse e quello che succede su Facebook, che continua a essere una sorta di piazza pubblica dove viene vomitato l’odio per il nemico. In maniera palese, senza timore di finire nei guai con la giustizia.
Comportamento che viene interpretato come un segnale di forza inviato all’esterno. Anche se dopo la morte di Andrea Fruzzetti ed Enrico Baria qualcosa è cambiato nella maggior parte dei giovani che credevano di fare parte di una sorta di Romanzo criminale. Tanto per essere chiari a Capodanno delle facce sotto osservazione da parte degli inquirenti in giro non se ne è vista una. Tra di loro inizia a fare capolino quel senso di paura che sta terrorizzando la città.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
