Il Tirreno

«Antona vive, anche grazie ai presepi»

di Alessio Profetti
«Antona vive, anche grazie ai presepi»

Tante Natività nei vicoli e nei giardini. La maestra Pasqualini: «Siamo rimasti in pochi, ma non ci sentiamo isolati»

2 MINUTI DI LETTURA





MASSA. Anche se il Natale ormai è andato e già si contano i giorni del nuovo anno, i re Magi non sono arrivati e c'è ancora tempo per sognare. Il fascino dell'albero ma soprattutto del presepe continuano ad accompagnare un periodo emotivamente natalizio, almeno fino all'epifania, festività che – come vuole la tradizione - una volta arrivata fa terminare tutte le altre.

Ad Antona c'è ancora tempo per godersi il clima natalizio e visitare tutti presepi costruiti lungo il paese. Presepi all'aperto, per essere guardati, condivisi. «L'iniziativa esiste da quattro anni – spiega Florio Bertilorenzi, creatore di un bellissimo presepe con la stessa Antona sullo sfondo - ma affonda le radici in tempi più lontani. Non c'è un iniziatore tutto è cominciato in modo spontaneo e autonomo e tutto si è legato insieme, senza competizioni, c'è solo il divertimento e la voglia di stare insieme. Così ognuno fa il proprio presepe – più di una trentina quelli contanti – e c'è chi ha impiegato più di un mese per costruire i singoli pezzi».

Così ad Antona si è venuto a creare un percorso, una vera e propria passeggiata per tutto il paese accompagnata da presepi di varie grandezze e diversi colori. Ad ogni svincolo, ad ogni finestra basta guardarsi intorno e si può scorgere un bue, una pecorella oppure una capanna: dentro una finestra, dietro una portone, accanto ad un vaso. E per il prossimo anno c'è già un idea, tutta Antona diventerà un presepe: «Il prossimo anno – continua il signor Florio - speriamo di poter creare qualcosa di più, forse tutti insieme. L'idea è quella che ciascuna famiglia riesca ad allestire un singola parte del presepe in modo che lo stesso paese diventi un presepe unico.» Intanto – per quest'anno - ogni presepe rappresenta un sogno, una speranza. Si perchè il paese in questi ultimi anni ha visto una forte riduzione degli abitanti e l'iniziativa parte proprio dalle tradizioni per allontanare la solitudine. «Non ci sentiamo soli – spiega la maestra in pensione Ferrugenta Pasqualini - abbiamo le nostre feste, le nostre tradizioni. Ci ritroviamo sempre anche se siamo rimasti veramente pochi. Non ci sentiamo isolati perchè si combatte la solitudine con la voglia di stare insieme, di condividere.» Altrimenti il Natale che senso avrebbe? Così anche se da domani molti presepi non ci saranno più e le luci degli alberi saranno spente e riposte con attenzione negli scatoloni, c'è tutto un anno per prepararsi ai sogni. Per crederci e realizzarli. «Questa iniziativa – conclude la maestra - è proprio un'iniziativa per sentirsi vivi, per non morire come paese».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Tasse, Tari, Imu e multe: da oggi parte la rottamazione degli arretrati – Come fare domanda subito

di Redazione web