La manifestazione
Guerra tra bande, devastato il Baraonda
Sono entrati nella discoteca da una finestra e hanno spaccato tutto. Prima di scappare hanno tentato di dare fuoco
MONTIGNOSO. Se serviva un’altra prova che a Massa si è scatenata una vera e propria guerra tra bande, eccola: nella notte tra mercoledì e giovedì qualcuno è entrato nella discoteca Baraonda e ha distrutto tutto quello che ha trovato. Poi, forse per cancellare le tracce che poteva aver lasciato nel locale, ha tentato di appiccare un incendio. Lo ha fatto in maniera rudimentale, però, con della carta e dell’alcol, e quindi l’intento non è riuscito. Ma i danni sono ingenti ugualmente, dall’apparecchiatura elettronica della consolle del dj alla cassa, dal vano guardaroba alla direzione. Senza contare che sono state spaccate un centinaio di bottiglie di superalcolici e il bancone del bar è stato quasi divelto. Lavoro non da veri professionisti, ma cattivo. Portato a termine per dare una lezione al titolare, Michele Bardazzi che ha cercato in tutti i modi di dare un taglio alle risse che gli impediscono di lavorare serenamente. Impossibile non fare un collegamento con quanto avvenuto nella discoteca due settimane fa: l’accoltellamento di due ragazzi e l’arresto di Giacomo Pucci, il ventiseienne in carcere con l’accusa di tentato omicidio. Pucci, ritenuto dagli inquirenti uno dei capi della gang dei Poggi, aveva avuto una discussione con un gruppo di clienti della discoteca del Cinquale.
Un collegamento che fa chi sta investigando sui fatti di sangue che hanno sconvolto la città in questi giorni. Altrimenti non si spiega l’intervento della squadra mobile in un episodio che potrebbe essere trattato dalle volanti col supporto della scientifica. Invece è stato lo stesso dirigente, Antonio Dulvi Corcione, a coordinare i rilievi e a chiedere un rapporto dettagliato istantaneo. Bocche cucite, ovviamente, ma dalle parole non dette si capisce ugualmente che la preoccupazione è tanta anche in chi ha il compito di mettere fine a una faida che ha già fatto due morti e minaccia di non finire tanto presto.
È il comportamento di chi è entrato al Baraonda a far capire che si tratta delle stesse persone che da ottobre a questa parte sono protagoniste di un’escalation di violenza che ricorda Romanzo criminale. Non hanno lo spessore di quelli della Magliana, ci mancherebbe, ma ne scimmiottano i comportamenti più per emulare quello che hanno visto in tv che altro. Ma quello che era partito come un gioco è scappato di mano e adesso è diventato estremamente pericoloso. Basta sentire ciò che si dice in città («si vendicheranno presto») e basta leggere su Facebook i messaggi che inneggiano ad Andrea Mazzi e Giacomo Pucci.
Ed è proprio questo che preoccupa la procura e le forze dell’ordine: il rischio di emulazione.
Rischio che con quello che è capitato al Baraonda è già stato trasformato in realtà. E adesso? L’indagine della squadra mobile e del nucleo investigativo continua. Sia per quanto riguarda il duplice omicidio di Natale sia per tutti i fatti che l’hanno preceduta. Con una priorità: trovare il deposito delle armi di questi ragazzi che hanno perso il controllo di una storia iniziata per gioco.
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