Il Tirreno

Antonio Canova, così divenne prof dell’Accademia

Antonio Canova, così divenne prof dell’Accademia

Fu nominato docente onorario nel 1805 e da qui nasce la donazione dei dodici prestigiosi gessi in fase di restauro

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CARRARA. «Anche Antonio Canova si recò a Carrara per scegliere i marmi per le sue opere ma, contrariamente a Michelangelo, lo fece una sola volta, nell'estate del 1783 per il monumento funebre di Clemente XIV, opera che tuttavia costituisce una sorta di manifesto di quello che successivamente sarà definito neoclassicismo. Egli rimase in stretto contatto con i fornitori della pietra ma soprattutto con l'Accademia di Belle Arti di Carrara, di cui diventò nel 1805 docente onorario. Proprio nella cerimonia di conferimento di tale carica, il 10 novembre di quell'anno, il segretario dell'Accademia Giovanni Fantoni inserì l'artista di Possagno tra i grandissimi della storia dell'arte». E’ questo uno dei passaggi del libro “Luna Caput Mundi” di Simone Caffaz, presidente dell’Accademia di Belle Arti, nel capitolo dedicato proprio al massimo rappresentante del neoclassicismo. Ricorda Caffaz: «Antonio Canova fu il cantore dell'ideale di bellezza femminile ma anche uno degli scultori preferiti dai Bonaparte. Napoleone lo voleva addirittura nominare suo ritrattista ufficiale ma egli rifiutò l'incarico e provocò l'ira (e anche la vergogna) dell'imperatore quando gli dedicò un monumento in bronzo in cui compariva completamente nudo nella personificazione di “Marte il Pacificatore”». E prosegue: «La nomina a professore onorario dell'Accademia di Carrara comportava per l' eletto l'obbligo morale di donare alla scuola i gessi delle sue opere ma tale era già all'epoca il prestigio di Canova che la circostanza divenne un affare di Stato, nel senso che furono costretti ad intervenire per risolvere le problematiche fiscali legate alla donazione la stessa Elisa Bonaparte Baciocchi, sorella dell'Imperatore a capo del Principato di Lucca che governava il territorio, e il vicerè d'Italia Eugenio Beauharnais. Del resto, i gessi delle opere di Canova non erano come gli altri, oltre che per il prestigio dell'artista anche per la scelta di realizzarli della stessa grandezza delle opere in marmo e quindi assolutamente perfetti nelle loro forme. Questo metodo di lavoro fu gradualmente adottato anche dagli altri scultori, dell'Accademia di Carrara e non solo. Canova, che era un grande artista ma anche uno straordinario imprenditore di se stesso, barattò le sue donazioni con degli sconti sull'approvvigionamento dei marmi per le sue opere e anche questo dimostra come l'asse Carrara-Roma doveva servire ai napoleonici per la produzione su larga scala delle sculture necessarie alla propaganda imperiale. Quindi, da un lato i suoi modelli da quel momento in poi costituiranno un'esperienza didattica straordinaria per gli studenti dell'istituto carrarese, dall'altro egli aiutò questi studenti a perfezionarsi nel suo laboratorio a Roma dove ospitò alcuni dei vincitori del concorso per Pensionato di scultura, istituito da Elisa nel 1807, che permetteva agli allievi più meritevoli di trascorrere un periodo di tre anni nella città eterna a diretto contatto con i grandi maestri. La nomina a professore onorario di Antonio Canova rientrava in un preciso progetto che Elisa Baciocchi stava perseguendo per l'Accademia, ovvero farne un centro di formazione per artisti e artigiani di livello mondiale, e per Carrara, che sarebbe dovuta diventare la città dove i più grandi artisti internazionali aprivano i loro atelier. Tutto ciò doveva ovviamente anche essere finalizzato alla produzione di opere di propaganda per consegnare all' immortalità il nome di Elisa e quella della sua famiglia». «Il proposito - aggiunge Caffaz - fu interrotto dalla sconfitta di Napoleone a Waterloo nel 1815 e dalla sua successiva caduta. Tuttavia in tutto quel periodo, il ruolo esercitato dall'artista di Possagno fu ben superiore alla sua presenza fisica in loco se si considera, ad esempio, che egli si preoccupò di raccomandare Pietro Finelli, fratello del più famoso Carlo, come direttore dei corsi di scultura dell'Accademia, ipotesi cortesemente rigettata da Elisa che gli preferì Lorenzo Bartolini».

I gessi dell’Accademia. Sono dodici i gessi di Antonio Canova ancora oggi conservati nel Palazzo del Principe sede dell'Accademia di Carrara: Papa Clemente XIII, Venere e Adone, Maddalena Penitente, Il pugilatore Creugante, Il Pugilatore Damosseno, Napoleone Bonaparte come Marte Pacificatore, Letizia Ramolino Bonaparte, Venere Italica, Monumento a Vittorio Alfieri, Autoritratto, Maddalena giacente, Danzatrice col dito al mento. «Come presidente dell'istituzione artistica - osserva Simone Caffaz - ho l'onore di aver promosso assieme ai direttori Marco Baudinelli e Lucilla Meloni l'inizio di un'imponente opera di restauro ed esposizione della gipsoteca dell'Accademia nell'ambito di un percorso artistico e scientifico curato da Anna Vittoria Laghi e Alba Maria Macripò, che vede impegnate le principali istituzioni del territorio oltre alla Fondazione della Cassa di Risparmio di Carrara che ha sostenuto la maggior parte delle spese del progetto anche grazie alla sensibilità del suo presidente Alberto Pincione. I restauri sono stati realizzati anche con una finalità didattica, proprio come al tempo del Canova, dagli allievi del corso di restauro dell'istituto coordinatori da docenti Miriam Ricci e Paolo Sassetti. Ad oggi sono state restaurate ed esposte al pubblico in due diverse esposizioni (“D'Après Canova” e “Il tempo di Elisa”) 48 opere di cui 6 dell'artista di Possagno: Letizia Ramolino Bonaparte, Autoritratto, Monumento a Vittorio Alfieri, Venere e Adone, Venere Italica e Danzatrice col dito al mento. Durante i lavori è stato incredibilmente ritrovato un altro bozzetto originale di Canova, La danzatrice con le mani sui fianchi, che era sfuggita a tutte le precedenti catalogazioni. L'opera di maestro a distanza di Antonio Canova, attraverso i suoi gessi e l'ospitalità romana ad alcuni allievi, al pari di quella di Lorenzo Bartolini e Bertel Thorvaldsen, favorì la nascita di una straordinaria generazione di scultori come Benedetto Cacciatori, Pietro Tenerani, Luigi Bienaimè, Bernardo e Giovanni Tacca, Carlo Chelli, Ferdinando Pelliccia, Giovanni Fontana e soprattutto Carlo Fineli, forse l'allievo prediletto dal Canova. Oltre a girare in lungo in largo la Penisola per realizzare opere e monumenti, essi frequentarono le principali corti europee e non solo e oggi la loro opera arricchisce oggi le collezioni di alcuni tra i principali musei del mondo».

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