Il Tirreno

«Sì, il sistema cave è di difficile controllo»

«Sì, il sistema cave è di difficile controllo»

Il direttore di Assindustria: ma quanto denuncia l’Arpat non è colpa degli imprenditori, occorre un cambiamento culturale collettivo

4 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. La direttrice dell'Arpat di Massa Carrara, Gigliola Ciacchini, ribadisce le difficoltà che sono già state illustrate nel convegno svoltosi a Campiglia Marittima il 7 dicembre scorso sull'attività dell'agenzia nei processi di coltivazione dei marmi e dei materiali lapidei. Difficoltà di fronte a un sistema dei bacini marmiferi dove esistono le singole cave ma dove spesso «più ditte condividono accessi, piazzali, impianti, e dove le caratteristiche dell'ambiente carsico rendono impensabile una separazione degli effetti della singola attività da quelle limitrofe». Un sistema, che secondo Arpat «non consente di essere efficaci nella attività di controllo e rende quasi impossibile essere incisivi in fase autorizzativa». I processi autorizzativi all'escavazione vengono gestiti dalla conferenza dei servizi preposta nell'ambito della quale Arpat esprime i propri pareri (fra le sue competenze quelle sui piani di coltivazione, sui procedimenti di valutazione di impatto ambientale). «Spesso non ci è facile, rispetto a eventuali inquinamenti di acque, o altri problemi, capire a chi addebitarli», spiega la direttrice dell'Arpat.

Balestri: il sistema cave ha pregi e difetti. Il direttore dell’associazione provinciale degli Industriali, Andrea Balestri, ammette che il sistema cave ha «pregi e difetti». «Se Arpat ha difficoltà a fare controlli, però, non è per cattiva collaborazione degli imprenditori, ma per un fatto “fisico”, cioè per come è organizzato il sistema cave. Occorre fare una riflessione: in effetti tutto l’impianto della legge 78 regionale, è meticoloso: se io voglio iniziare una coltivazione in cava, avendone i titoli, devo presentare una lunga documentazione che va in conferenza dei servizi, con adempimenti che richiede anche l’Arpat. La legge 78 ha una visione molto dettagliata che prevede autorizzazione per autorizzazione, e non una visione unitaria delle cose. La stessa Regione in base a leggi nazionali ed europee ha istituito un tavolo per gli oneri amministrativi, cioè su quanto le imprese devono fare per adempiere alle richieste di conformità alle norme: e il primo esempio preso in considerazione in Toscana è proprio quello delle cave... si parla tanto di far-west, invece la Regione l'ha preso come uno dei settori più regolamentati».

Balestri aggiunge tuttavia: «Il sistema attuale rende in effetti difficile il controllo, sulla base della parcellizzazione, vedi le strade alle cave e altro. Ci sono dei limiti forti che potrebbero essere gestiti meglio a livello intermedio, cioè con fusioni di cave. Quindi esiste un sistema che ha dei vantaggi perché identifica i siti, ma quando si mettono insieme più soggetti diversi (escavazioni limitrofe) possono nascere problemi. Va fatto un passo culturale in avanti, anche di strumenti concettuali che non abbiamo, cioè andare oltre i limiti. Ma come? Si fa prima a dirlo che a farlo».

Secondo Balestri il lavoro di Arpat ha efficacia, «magari comprendo che potrebbe migliorare se invece di dover esaminare tanti progetti ne avesse di meno e più ampi». E’ il disegno degli accorpamenti delle cave, il famoso piano regolatore delle cave, che non c’è. Un disegno, dice Balestri, che includerebbe «le vie di arroccamento, la raccolta dei sottoprodotti ecc. Ci sono margini di miglioramento di un sistema che oggi esiste molecola per molecola, cava per cava anziché per bacini compattati o mezzi bacini. Dal punto vista giuridico e amministrativo non è semplice».

La difficoltà secondo Balestri è radicata nel territorio: «Ad esempio, noi abbiamo un contratto lapideo a Massa Carrara, diverso da quello della Versilia: è un altro esempio di ciò che non funziona, prendendola molto larga. Se mettessimo da parte le divisioni mentali, forse si guarderebbe il settore con occhi più semplici ma ci vuole un cambiamento culturale collettivo, non solo da parte degli imprenditori. Arpat oggi ci segnala un dato di fatto: una spia accesa su cui riflettere, ma non si può modificare tutto damblé. Questi processi come si mettono in moto? Gli imprenditori del marmo non sono un monolite, alcuni spingono per gli accorpamenti e la condivisione dei servizi; altri sono più scettici. Delle osservazioni dell’Arpat si potrebbe discutere al tavolo del marmo... ma il Comune da due anni non lo convoca. E il Distretto lapideo, chi l’ha visto?Non c'è più un luogo deputato a discutere i problemi, ma si parla solo di soldi, soldi, soldi, cioè tariffe».

Vannucci: obiettivo il piano regolatore delle cave. Andrea Vannucci vice sindaco: «L’accorpamento delle cave è auspicabile, attraverso piani coordinati fra le singole attività autorizzate all’escavazione. Ai Campanili un piano coordinato c’è e sta funzionando, a Gioia lo stanno studiando. Il pano regolatore delle cave è stato pensato per semplificare il sistema. Se Arpat ha unproblema siamo disposti a discuterne, è nell’interesse di tutti».

Maura Pellegri, dirigente Asl del servizio igiene e sicurezza sui luoghi di lavoro: «Come Asl riusciamo a individuare le responsabilità dei singoli siti. E’ l’unico problema, che proprio non abbiamo».

Cinzia Carpita

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze