Il Tirreno

«No a rendite e privilegi sul marmo»

«No a rendite e privilegi sul marmo»

Il monito sulla pubblicazione “La Madonna del cavatore”

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CARRARA. Sulla “Madonna del cavatore”, pubblicazione per i lavoratori del marmo, ci sono gli auguri di Natale del vescovo mons. Giovanni Santucci. E ci sono poi varie riflessioni sui problemi sociali: una a firma di Augusto Cesare Leonardi, su marmo, cultura, solidarietà.

Dai disoccupati nella nostra provincia, ai poveri in aumento; e un’analisi del settore marmo dove, anche lì, le cose non stanno andando meglio dal punto di vista occupazionale. I problemi ambientali. «In questo periodo ognuno ha la sua ricetta per risolvere il secolare problema degli agri marmiferi e di questo passo c’è da temere che le cose cambino poco e si continui all’infinito, speriamo di no».

In particolare, viene osservato che «non ci sarebbe nulla di male se si ragionasse di: contingentare l’escavazione pur con le dovute gradualità; adottare delle percentuali per lavorare in loco; creare un unico marchio di certificazione dei marmi estratti e lavorati in loco; coinvolgere maggiormente la Regione per favorire la lavorazione in loco e l’aggregazione delle imprese; regolamentare tutti gli agri marmiferi impedendo rendite e privilegi sul marmo che è un bene della comunità dal quale essa deve trarre vantaggio».

A proposito della petizione di cui si parla, con la richiesta di far chiudere le tutte le cave, in un altra pagina della «Madonna del cavatore” Luca Del Frate fa un’altra analisi: sulle ragioni di tale richiesta elenca le motivazioni: dal taglio della montagna che di anno in anno perde pezzi, ai rischi di inquinamento dElle falde acquifere, aL problema delle polveri sottili, alla grande produzione di scarti dell’escavazione rispetto ai blocchi di marmo pregiato. All’occupazione che è calata nel tempo.

«Tutte queste motivazioni potrebbero agli occhi di una persona qualunque, essere condivisibili ed appoggiabili, in seno ad una petizione che ha come risultato lo stop all’estrazione del marmo sulle Apuane, ma è davvero questa la situazione a Carrara?».

La risposta viene messa in alcune considerazioni: all’estero Carrara è famosa per il suo marmo, «un marmo di altissima qualità, usato ancora nella scultura e nell’architettura, un marmo che fa fregiare a ragione Carrara del titolo “capitale mondiale del marmo”. Chiuse le cave, di cosa diventerà capitale Carrara? Del nulla che già è tangibile nella nostra città, il cui centro storico è in preda ad una crisi che lo attanaglia e lo svuota. L’Accademia di Belle Arti di Carrara, frequentata da studenti provenienti da tutto il mondo per imparare a scolpire la nobile pietra che incantò Michelangelo, che senso avrebbe, senza il marmo?».

«Non sono cieco, anch’io vedo che la skyline delle Apuane cambia di anno in anno, ma, da figlio di un cavatore e nipote di cavatori, ho sempre associato il marmo e i suoi derivati al cibo che tutti i giorni mi vien dato a tavola». Le cave: «Chiuderle equivarrebbe a rinnegare le mie origini», «a rinnegare il sudore ed il sangue dei miei cari, versato nei decenni scorsi nella continua lotta tra il monte e l’uomo».

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