Il Tirreno

Derivato ancora in perdita ci è costato quasi un milione

L’operazione di “finanza creativa” del 2006 pesa sui conti di palazzo comunale e se si volesse uscire oggi dallo strumento finanziario servirebbero 10,5 milioni

3 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. Quasi dieci milioni e mezzo di euro: per la precisione, 10 milioni e 451mila euro: tanto ci costerebbe, a noi contribuenti del Comune, chiudere in anticipo il “derivato”, ovvero l’operazione finanziaria in essere con la società Natixis. Un’operazione di cui abbiamo già parlato in passato, che risale al dicembre 2006 (sette anni fa, amministrazione Giulio Conti) e che si concluderà nel 2026; un termine non vicino, certamente, ma prima o poi arriverà e se le cose non cambieranno, quei 10 milioni saranno da pagare.

La cosa singolare è che il Comune, per questo derivato, deve augurarsi che i tassi di interesse salgano, perché lo strumento finanziario era stato pensato per mettersi al riparo da tassi troppo alti; obiettivamente nessuno, o pochi, poteva pensare che invece fossero nel tempo così bassi da diventare oltre modo vantaggiosi per l’istituto finanziario.

Risultato concreto: ogni anno si fanno i conti, e per quest’anno, la Natixis ha incassato dal Comune la bellezza di 920mila euro, pagati lo scorso 20 dicembre.

Gli oneri dei flussi negativi (i tassi difficilmente cresceranno in maniera traumatica) sono già calcolati nelle pieghe del bilancio di previsione: 892mila euro nel 2014, 837mila nel 2015 (leggermente calanti, pensando che i tassi cresceranno leggermente).

Come detto, il caso derivati è già noto. Gli strascichi della "finanza creativa" messa in atto nell’ultima parte della sua legisatura dalla giunta Conti (che si è conclusa nella primavera 2007, il contratto swap è come detto del dicembre 2006) rischiano davvero di essere pesanti, se la politica dei tassi d'interesse continuerà su questi ritmi bassi. Per il 2012 la perdita era stata di 582mila euro, nel 2011 di 460mila; per il 2013 è quindi quasi raddoppiato l’onere per il Comune. Altre volte abbiamo ricordato che il contratto è stato già passato al setaccio della Corte dei Conti, e la magistratura contabile tutto sommato non lo aveva bocciato. Nel senso che era stato detto che dal punto di vista finanziario, l'operazione aveva una logica, cioé quella di mettersi al riparo da un eccessivo rialzo dei tassi d'interesse; le critiche erano state sul fatto che l'istituto di credito partner nella operazione finanziaria milionaria era stato individuato a trattativa privata: quindi senza indagine di mercato.

Tutto nasce quando, nel 2006 il Comune di Carrara emise un Boc (Buono ordinario comunale), per ben 45 milioni e 950mila euro. La cifra servì a ristrutturare il debito, unificando tutti i vecchi mutui. I Boc furono messi sul mercato così: l'Euribor (è il tasso di riferimento a livello europeo, sostanzialmente) più lo 0,89% di premio. Banca Intesa li aveva acquistati ritenendoli convenienti. I Boc andranno ad esaurimento nel 2026. Da qui al 2026 pagheremo quindi un tasso prefissato e variabile solo sulla base dell'Euribor. La giunta Conti decise però di cautelarsi: il contratto copre il rischio che il tasso di interesse salga sopra un tetto (cap) prefissato; ma che prevede anche un "pavimento" (floor), un limite: se i tassi scendono sotto questo limite, è il Comune a "perderci". Ogni sei mesi si fa il punto, si guarda come sono andati i tassi, si calcolano le perdite. Quindi il cap fissato fu del 5,77%, il floor del 3,95%. Mentre nel 2007 e nel 2008 il Comune ha guadagnato (rispettivamente 807mila e 880mila euro), da 4 anni, con il crollo dell'Euribor (ora è, a 12 mesi, allo 0,5%) sono iniziate le perdite. Bisogna sperare che da qui al 2026 le cose cambino: oggi, uscire dall’operazione costerebbe ben 10 milioni e mezzo. Meglio aspettare, la decisione di palazzo comunale, anche se ci costa quasi un milione l’anno.

(m.b.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa