Sicurezza
Bar e pub chiudono alle 2 «Noi non siamo colpevoli»
La rabbia dei titolari dei locali: «In questo modo saremo costretti a chiudere» Nessuno vuole lo stato di polizia: basterebbe il buon senso per stare tranquilli»
MASSA. «Cosa c'entriamo noi con il dilagare della violenza giovanile in città? E (soprattutto) cosa c'entriamo noi con i fatti accaduti la notte di Natale?». Sono questi gli interrogativi che si pongono i titolari dei bar del centro storico nella seconda notte dall'entrata in vigore dell'ordinanza del sindaco che impone la chiusura dei locali alle due. Domande che hanno una sola risposta: nulla. Lo aveva già detto a chiare lettere il primo cittadino quando, firmando l'ordinanza, commentava: «Questo non argina il problema, ma vuole dare un segnale forte alla città». Ed eccolo quindi il segnale forte. Sabato notte, la seconda notte quindi di “movida ristretta”, con posti di blocco sparsi per la città e controlli a tappeto da parte dei carabinieri nei locali, l'aria che si respirava era un po' di circospezione.
Il malumore era palpabile: i titolari dei locali si sentono come il capo espiatorio di questa caccia al cattivo che ha preso vita dopo la notte del 24 dicembre. Ma chi è il cattivo? Da dove viene la violenza? «Se c'è delinquenza – commenta Roberto Trombella, del circolo La Mandragora, in via Delle Mura Nord – esiste a prescindere, che ci siano i locali aperti fino alle 2, fino alle 3 o tutta la notte. Chiudere i bar è solo una punizione per chi di questo lavoro vive». «Sicuramente sta anche al titolare del bar dare il suo contributo nel cercare di non incrementare la violenza. – spiega Alessandro Puccetti, del bar Bocci, in piazza Mercurio –. Ad esempio, io una notte, a quegli stessi ragazzi che sono coinvolti nei fatti di questi giorni, dissi che la birra l'avrei venduta a 15 euro dopo una certa ora e, ovviamente, se ne sono andati. Ma non è con il proibizionismo che si risolve un problema più profondo».
Che l'ordinanza sarebbe stata piuttosto impopolare fra i titolari dei bar era piuttosto scontato. D'altronde loro vivono di questo, della notte. E proprio adesso che la città stava acquistando il suo volto notturno – anche se a discapito purtroppo della quiete dei residenti – creando speranza in chi ci ha investito, arriva la prima bastonata: alle due tutti a casa. «È importante a mio avviso – commenta Paolo Mobilia, titolare del Vinile Lato B, pub e birreria in via Beatrice - che ci fosse un segnale forte nell'immediato, come è stata questa ordinanza. Però mi auguro che non duri a lungo, perché altrimenti c'è chi avrà seriamente difficoltà a pagare le bollette, a pagare l'affitto e finisce con il chiudere, così come ha aperto. Comprendo anche che viviamo in una comunità e bisogna adattarsi a essa, mi riferisco ad esempio al rispetto dei residenti, ma per quanto riguarda quello che è accaduto la notte di Natale, i locali non c'entrano nulla. A Roma, queste cose, succedono alla luce del giorno».
«Noi lavoriamo di notte – spiega Silvia Caleo, del circolo La CasaMatta in via Alberica, uno dei locali che ha visto la visita dei carabinieri sabato notte –. I nostri clienti iniziano a venire alle 23.30. Quindi questo vuol dire che ci impediscono di lavorare e se non lavoriamo chiudiamo». Una paura, questa, espressa anche dallo stesso sindaco Volpi che si trova adesso fra l'incudine di un centro storico che rischia di tornare a “dormire” e il martello di una violenza che comunque in qualche modo va arginata.
«Non è chiudendo i locali alle due che diminuisce la violenza - Luciano Barsi, del Blitz Pub in via Dante – ma con più forze dell'ordine in giro. Dove erano? Perché invece di stare Lungomare a togliere patenti non vengono qui e controllano quello che succede? Magari così possono fare anche multe alle soste selvagge, vedere chi sono i vandali. Noi fino adesso ci siamo autotassati per avere dei buttafuori». «Forse spaventa perché potrebbe puzzare di stato di polizia – commenta Debora Fioravanti del bar Bocci, forte della sua esperienza a Londra –, ma forse sarebbe più efficace aumentare i controlli e mettere telecamere. Alla fine questa non è una città violenta, sono solo quel gruppetto di una decina di persone, che si possono tranquillamente controllare e aiutare. Non necessariamente punire, ma controllarli almeno. La chiusura alle due penalizza chi lavora di notte, come la friggitoria e non risolve il problema».
Melania Carnevali
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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