Il Tirreno

Un mare di lacrime per Andrea e Enrico

di Melania Carnevali
Un mare di lacrime per Andrea e Enrico

Centinaia di persone,un silenzio assordante per l’addio ai due giovani uccisi. E una ragazza ha accusato un malore

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MONTIGNOSO. Erano da poco passate le 15 di ieri quando in via San Giuseppe Artigiano, al Cinquale, entra il primo carro funebre con dentro il feretro di Andrea Fruzzetti, 23 anni, il più giovane dei due ragazzi uccisi la notte di Natale. Dietro c’erano i parenti e gli amici più stretti, con lo sguardo perso nel vuoto, e le lacrime che scorrevano sulle guance. Poi,arrivava il carro funebre che conduceva all’estremo saluto Enrico Barìa, 30 anni, e si trascinava dietro il dolore dei suoi parenti: chiudeva così la coda di quel lungo serpentone di disperazione.

Ad accoglierli nel piazzale della chiesa, centinaia e centinaia di persone. C’erano i parenti di entrambe le famiglie, gli amici più intimi e quelli di infanzia. C’erano i colleghi e gli ex colleghi. C’erano gli abitanti di Montignoso, quelli del Cinquale e i rappresentanti l’amministrazione comunale. C’erano infine semplici conoscenti, gli amici di amici e quelli che della tragedia hanno solo sentito parlare.

Quello che si celebrava ieri non era solo il lutto per la perdita di due ragazzi. Era qualcosa di più. Era come se un’intera comunità fosse stata trafitta nel suo profondo, come se la sua serenità fosse stata violentata in quella notte tra il 24 e il 25 dicembre.

La notte di Natale, quella notte in cui si dovrebbe festeggiare la Natività – cioé la nascita di qualcosa – si è conclusa con la morte di due persone. Una morte assurda e inacettabile, perché si poteva evitare. Era questa amara consapevolezza che si leggeva sui volti delle tante persone presenti: immobili, come pietrificate, hanno aspettato l’arrivo dei due feretri e poi, sempre immobili e in un straziante silenzio, hanno ascoltato la messa celebrata da Don Maurizio Iandolo.

Ieri pomeriggio, dentro la chiesa e fuori nel piazzale colmo di gente, sembrava che il tempo si fosse fermato. Probabilmente a quella notte. Sembrava che stesse lasciando spazio a tentativi di rielaborazione della vicenda, in un disperato tentativo di comprenderla: per avere risposte a quei perché, che, forse, non verranno mai date, nemmeno quando il processo sarà chiuso e si conosceranno il colpevole o i colpevoli di quel duplice omicidio.

Ieri non c’è stato spazio per le parole. Solo qualche scrollata di testa come per dire «Com’è possibile?» e poi di nuovo lo sguardo, di tutti, assente, triste, sconcertato.

Anche durante la messa ha dominato un silenzio gelante, interrotto di tanto in tanto dal pianto singhiozzante di qualcuno. Durante la celebrazione un’amica dei due ragazzi ha avuto un malore ed è stata portata al pronto soccorso.

Il parroco ha parlato molto nella sua omelia di colpe e perdono, quel perdono che sicuramente non sarà facile donare.

«Quello che è successo – ha detto – è un fatto agghiacciante, sconvolgente, che non sarà facile da accettare per le famiglie, per chi resta. Perché è arrivato all’improvviso e senza un motivo. È proprio questo che sconvolge, che non ci sia un motivo. Questo succede – continua il parroco – quando scompare l’amore e la solidarietà fra la gente».

La messa finisce con il pianto straziante dei genitori e dei fratelli. Poi all’uscita dei due feretri l’applauso incessante e rumoroso dei presenti interrotto solo da un elicottero che, coincidenza, partiva proprio in quel momento dall'aeroporto del Cinquale, come se volesse trasportare le anime dei due ragazzi .

Poi i due carri funebri riparton,direzione cimitero di Capanne. Prima, questa volta, quello di Enrico, poi quello di Andrea. Nessuno a questo punto è riuscito a trattenere, dinuovo, le lacrime, tra le quali hanno dato, tutti, i loro addio ai due ragazzi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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