La manifestazione
«Non ho niente, qui mi danno cibo e sorrisi»
La storia di Omar: senza di loro morirei di fame, volevo fare il muratore ma da 2 anni non trovo lavoro
CARRARA. Qui alla mensa della Caritas la parola d’ordine è rispetto. Delle persone che vengono a mangiare, dei volontari, che non vogliono finire sui giornali («perché il bene si fa senza bisogno di dirlo»).
Gli ospiti cominciano ad arrivare prima di mezzogiorno. Alle undici e mezzo c’è l’accoglienza. Poi ci si accomoda nella sala mensa che i giornalisti possono fotografare solo quando è ancora vuota.
Fra le gente che arriva alla spicciolata c’è Omar, viene dal Marocco e ha 28 anni.
«Ero venuto in Italia per trovare lavoro, per fare il muratore - dice - Da due anni a questa parte ho trovato solo qualche ora di lavoro, in qua e in là. Niente di più. Ora io non ho nulla: vengo qui per non morire di fame e trovo sempre un piatto caldo e un sorriso».
Omar alla Caritas trova di che sostenersi per andare avanti, e i volontari trovano dal calore di chi come lui dopo aver finito di mangiare, gettato via i piatti di plastica e i resti di cibo negli appositi bidoni, non manca mai di dire grazie.
«Io ero qui anche a Natale - dice una delle cuoche - Con la famiglia ho festeggiato la sera, non avrei mai rinunciato al mio servizio: e in tanti anni non è mai successo che qualcuno si sia lamentato per i turni. Anzi semmai il problema è il contrario, c’è chi si prenota prima per poter dare una mano proprio nei giorni di festa».
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