La manifestazione
«Bisogna conquistare grandi industrie»
Il presidente di Assindustria: i costi delle aree devono scendere, occorre una viabilità larga 16 metri per arrivare al porto
CARRARA. Si chiude un 2013 con più ombre che luci per l’economia apuana. Ma il presidente dell’associazione provinciale degli industriali, Giuseppe Baccioli, vede spiragli nel 2014, pur rimanendo prudente. E inoltre, lancia un appello alle istituzioni affinché venga realizzata una migliore viabilità dal Frigido al porto (richiesta fatta da tempo), «una viabilità larga almeno sedici metri». Per invogliare, dice Baccioli, grandi imprese a insediarsi nel nostro territorio con la garanzia di infrastrutture.
Come sarà il 2014 per le imprese apuane?
«La verità vera? Non lo sappiamo, nel senso che non ci sono certezze assolute su cosa succederà. Ciò che possiamo dire è che ci aspettiamo che il settore industriale continui a reggere: le grandi industrie finora, in linea di massima, hanno resistito. E ci aspettiamo che continui a reggere anche il comparto del marmo. Due mondi che danno segnali buoni: e che costituiscono un’eredità positiva che il 2013 lascia al 2014. Il vero problema è per altri comparti: c’è da chiederci se ci sarà una ripresa nel commercio e nell’artigianato che accusano profondamente la crisi. Sul fronte dell’industria, se vogliamo considerare un lascito del 2013 da concretizzare nel 2014, questo è il passaggio da Sin a Sir per una larga fetta di aree della zona industriale, che può essere di buon auspicio per l’incremento del manifatturiero. Il nuovo può essere solo quello che cambia la situazione del nostro territorio. Volendo metterla sul positivo il 2014 potrebbe partire bene, con il marmo e i grandi stabilimenti come quelli di Sanac, Bario, Nuovo Pignone e altri che mostrano di poter reggere anche nel nuovo anno. Notizia buona che auspichiamo per il 2014: che il caso Eaton possa trovare l’inizio di risoluzione attraverso un previsto investimento. E’ importante non solo per l’occupazione ma come segnale di un’ inversione di tendenza, che ha un valore maggiore rispetto all’entità stessa dell’investimento. Perché crea reale speranza verso la ripresa.
Potenzialmente il passaggio da Sin a Sir, cioè il nodo bonifiche che dal ministero dell’ambiente passa seppure parzialmente sotto l’ala della Regione Toscana potrebbe incrementare l’attività manifatturiera. Ma nel Sin resta l’ex area Enichem. Assindustria potrebbe far accelerare la bonifica?
«Eh, questa è la parte più brutta del discorso. Su quell’area non ci sono novità. Resta nel Sin, e il percorso per renderla nuovamente utilizzabile è più lungo. Unico vantaggio da sfruttare, è il fatto che il ministero sarà meno oberato di pratiche apuane, visto che parte delle aree saranno sottoposte all’iter del Sir. Quindi è ragionevole pensare che il ministero possa accelerare l’iter della bonifica nell’area ex Enichem. Non escludo che possa esserci una pressione anche da parte nostra per accelerare le cose che finora hanno dormito un po'. Se il Sir (cioè il sito di interesse regionale per le bonifiche) si accolla circa 400 pratiche nel nostro territorio, il ministero non le avrà più a suo carico, e quelle che restano a Roma potranno essere gestite più velocemente».
Ma ci sono appetiti sulla zona industriale?
«Il problema e la risposta a questa domanda, sta nel poter raggiungere un equilibrio sui costi: quelli attuali delle aree sono ancora troppo alti, dobbiamo trovare un modo per riportarli a valori decenti».
C’è anche il problema della viabilità da migliorare per la zona industriale. Co0sa chiedete?
«Vogliamo una viabilità di viale Zaccagna e via Dorsale, che sia larga sedici metri e garantita dal Frigido al porto: juna viabilità che faccia da propulsore per insediamenti produttivi. E vorremmo sviluppare il progetto dei collegamenti ferroviari fra le zone a monte della ferrovia e il porto. Sono le due infrastrutture più importanti per il futuro. Lo è anche l’acquedotto industriale: nei primi quindici giorni di gennaio dovrebbe essere firmato il protocollo d'intesa fra Regione, Comuni, Associazioni di categoria. C’è un primo stanziamento disponibile, di circa 3 milioni, che la Regione aveva lasciato al ministero e che ha ripreso in mano con l’Istituto regionale delle acque. Riguarda la messa in sicurezza della zona industriale, con carotaggi, pozzi, e lo studio appunto dell’acquedotto. Sicuramente un’ inversione di tendenza dopo undici anni di totale inerzia. Insomma, di sicuro, la coda del 2013 ci lascia una serie di elementi positivi che se realizati nel nuovo anno, con i segnali di risveglio che intravedo, penso che possiamo ipotizzare che il 2014 sarà meglio del 2013».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
