Sicurezza
Un padre: «È una banda di forsennati, arrestateli»
Parlano i genitori di uno dei giovani feriti durante la recente rissa al Baraonda «Vanno in giro con mazze e coltelli e spara pugni. Colpiscono a caso »
MASSA. C’è una banda «di pazzi» che va in giro armata fino ai denti: provoca e colpisce. A caso. Prendeteli.
È l’appello lanciato alle forze dell’ordine da una coppia di genitori. Non è necessario essere un investigatore per accostare la mattanza di Natale con quanto accaduto nel fine settimana al discopub Baraonda: una lite tra giovani in pista da ballo è finita con due cugini, accoltellati, e con Giacomo Pucci, massese di 26 anni, arrestato dalla squadra mobile su ordine del sostituto procuratore Rossella Soffio; arresto per altro confermato con l’accusa di tentato omicidio. Impossibile non mettere insieme i due episodi: per la portata della violenza e per quanto siano ravvicinanti nel tempo.
L’appello. Sono circa le 11 del giorno di Natale quando al terzo piano dell'ospedale di Carrara, arriva, trafelata, una coppia. Sono il padre e la madre di Marco Menchini, uno dei due giovani feriti di fronte al Baraonda. La madre bussa alla porta della corsia del reparto di chirurgia; il padre rimane in piedi in attesa. Vogliono vedere il figlio ricoverato. Seduti, in attesa del responso dei medici, ci sono anche i parenti e gli amici di Alessandro Fruzzetti, 25 anni di Montignoso, uno dei feriti nell'assalto all'alba, intervenuto per difendere, anche se inutilmente, il fratello Andrea dalla furia del coltello del loro aggressore. Basta uno sguardo perché scatti una sorta di feeling: «Io sono il padre di Marco Menchini – dice lui – Mio figlio è uno dei feriti dell'accoltellamento del Baraonda». Comincia lo sfogo di un padre: «Ora basta - dice - Le forze dell'ordine e i magistrati non possono dire "sarà tolleranza zero" e poi lasciare in giro questa gente. Sono una banda, sono in 15-20, escono di casa con mazze e coltelli». «In casa hanno un arsenale - aggiunge sua moglie - È ora di finirla, li devono mettere dentro». «Carabinieri e polizia conoscono i loro nomi uno per uno - riprende il marito - hanno la lista. Sono fatti tutti alla stessa maniera: basta uno sguardo; è sufficiente una parola (anche mentre si è alla guida della propria aiuto) e salta subito fuori un coltello, può accadere a me come a lei» si rivolge a noi il padre di Marco. Nella violenta rissa di fronte al Baraonda, suo figlio aveva avuto la peggio. Ora però sta meglio. «Sta meglio, ma ha paura. Mio figlio – scandisce le parole una ad una – ha paura».
Da Fb a Romanzo criminale. Parlando con altri genitori di ventenni, accorsi in ospedale o a portare conforto alla camera mortuaria, vengono fuori nuovi dettagli: si parla di profili Facebook in cui i componenti della banda sono in rete e “si attivano” con frasi del tipo «Chi buchiamo stasera?» . Si parla di giovani che si “ribattezzano” prendendo a prestito il sistema dei personaggi di “Romanzo Criminale”, il libro scritto dal giudice Giancarlo De Cataldo e ispirato alla vera storia della banda della Magliana.
Giovanna Mezzana
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