Sicurezza
Il testimone: «Ho visto quella gente in giro e sono scappato a casa»
MASSA. Una cena e un brindisi in famiglia, la messa di mezzanotte, il karaoke: poi, la tragedia, tanto «assurda» quanto «annunciata». Parlano i parenti di Andrea e Alessandro Fruzzetti, 23 anni il...
MASSA. Una cena e un brindisi in famiglia, la messa di mezzanotte, il karaoke: poi, la tragedia, tanto «assurda» quanto «annunciata». Parlano i parenti di Andrea e Alessandro Fruzzetti, 23 anni il primo – morto all’alba del giorno di Natale, colpito tre volte al cuore con un coltello – e 25 anni il secondo, ferito e dimesso ieri dall’ospedale; nel tentativo di difendere Andrea, è morto, accoltellato otto volte, anche Enrico Baria, 30 anni, anche lui di Montignoso. In carcere a Massa, in stato di fermo, indicato dagli inquirenti come responsabile dell’alba di sangue, c’è Andrea Mazzi, massese di 21 anni.
La sera della Vigilia a casa Fruzzetti c'è grande festa. C'è Andrea che vive coi genitori, c'è Alessandro con la moglie, i consuoceri, i nipoti, insomma, tutti i parenti. Si mangia e si brinda. In famiglia. A mezzanotte si esce: direzione Massa, per la messa nel Duomo. Ed è qui che comincia il racconto di due zie di Andrea e Alessandro. «Finita la messa - testimoniano - eravamo ancora tutti insieme: una decina di ragazzi, soprattutto coppie, tra cui Andrea, Alessandro, Enrico Baria, e noi parenti. Abbiamo deciso di andare a cantare al karaoke (al circolo Acli "L'Odissea" di via Beatrice, ndr ). Qualcuno di noi è andato via prima, mentre i ragazzi sono rimasti».
Fin qui la bella serata di festa. «Stavano uscendo dal locale - raccontano le zie - Avevano già deciso di rincasare quando sono stati aggrediti: assaliti all’improvviso. Andrea è caduto a terra: pugnalato in via Beatrice, e nonostante fosse in quelle condizioni, lo riempivano di calci». Secondo questa testimonianza, dunque, l'aggressore, avrebbe avuto, dei "supporter".
«C'erano tanti giovani, la piazza era piena di gente (piazza Mercurio, ndr) – dicono entrambe – e nessuno ha mosso un dito; in due minuti si è svuotata».
Al bar "Tabi" di piazza Mercurio, ieri, confermavano che la notte della Vigilia c'era il pienone. E proprio all'ora della mattanza, in molti avrebbe visto due-tre giovani che da via Beatrice schizzavano nella piazza, per poi tornare indietro: almeno da dietro il bancone, però, nessuno si sarebbe reso conto di cosa effettivamente stesse accadendo.
«Adesso vogliamo giustizia – dicono le zie – e vogliamo che sia chiaro - aggiungono - che ciò che è accaduto a Andrea, Alessandro e Enrico non è stato un regolamento di conti. Il loro aggressore non lo conoscevano affatto». «Andrea e Enrico – sottolineano – sono stati uccisi senza un motivo da chi è cresciuto coi coltelli in tasca: è accaduto a loro, poteva accadere a chiunque. Non facevano parte di bande, non erano immischiati in nessun giro, erano ragazzi per bene come per bene sono le famiglie a cui appartengono».
Oltre al dolore per la sua morte, c'è altro che per la famiglia di "Endry" funziona come un detonatore di sofferenza: «È stata una tragedia annunciata - dicono - C'erano già stati due feriti (i due cugini vittime del coltello di Giacomo Pucci, sabato all'alba, di fronte al Baraonda, ndr), bisogna aspettare che ci fossero due morti?».
E pensare «che per noi il Natale è sacro, prepariamo la festa settimane prima. E invece Endry è nato (il 25 dicembre era il suo compleanno, ndr) e morto proprio in questo giorno. Non sarà mai più come prima».
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