Il Tirreno

Licenziamenti anche a Massa Graniti

Gli effetti della crisi Cogemar: a casa 4 operai e un impiegato della controllata. E i soci danno vita a due nuove società

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MASSA. Non solo i 40 di Gogemar, ma anche i 5 di Massa Graniti: altri cinque lavoratori perdono il posto di lavoro con la crisi della capofila. Mentre anche l’indotto – trasportatori , soprattutto – subisce i contraccolpi della messa in concordato dell’azienda guidata Da Lino Colombani e Giancarlo Giusti.

Massa Graniti Srl – ex segheria di granito – il cui pacchetto azionario è controllato direttamente dalla Cogemar Srl. dà lavoro a quattro operai e un impiegato. Raggiunti da altrettante lettere di licenziamento. Così dopo le quaranta lettere di mobilità recapitate nei giorni scorsi ai dipendenti Cogemar, anche i lavoratori dell'ex segheria probabilmente non avranno nulla da festeggiare visto che il 31 dicembre saranno tutti licenziati. E poichè l'azienda contava meno di quindici lavoratori, per i cinque della Massa Graniti c'è il rischio di non vedersi riconosciuta neanche la mobilità; su questo aspetto però il sindacato sta verificando tutte le possibilità: «Alcuni lavoratori della Massa Graniti rimasti in cassa integrazione in deroga sono stati assorbiti dentro il gruppo Cogemar – spiega Roberto Venturini segretario Fillea Cgil - di questi lavoratori, quattro, sono stati impiegati con contratto di distacco secondo noi non regolare. Stiamo facendo un ricorso per vedere riconosciuta la dipendenza dalla Cogemar, in questo caso c'è la possibilità di effettuare la mobilità anche per loro, e in una situazione del genere è un trattamento sicuramente più favorevole rispetto al licenziamento».

Ma c'è un altro elemento che accomuna tutti i lavoratori del gruppo. Dopo il concordato del 22 ottobre, i due soci hanno creato due società separate. Due società autonome e indipendenti per la commercializzazione di materiali a terzi che ne realizzano poi la trasformazione. Peccato che questi materiali appartengano a Cogemar, quindi destinati alle lavorazioni e alle attività dell'azienda. Dirottando i materiali, i quaranta lavoratori (più cinque), si sentono doppiamente traditi visto che avrebbero potuto continuare a lavorare per un periodo, prendere ancora un po' di stipendio e, forse, si sarebbe presentata qualche speranza in più anche all'azienda.

«Ancora una volta i lavoratori sono stati tenuti all'oscuro di tutto – spiega Venturini. Si sono visti prelevare lavori che avevano già in casa per essere trasferiti ad aziende locali terze. Non sappiamo neanche se questi materiali siano stati venduti a un prezzo equo, poi questi lavori, che ora continuano ad essere affidati ad altri, erano nel pacchetto prima del concordato. Durante una riunione la società ci avevano detto che l'azienda aveva cinque milioni di ordini in mano, dove sono andati a finire questi cinque milioni?».

Alessio Profetti

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