Sicurezza
Aiuti gettati via, denunciata una coppia
Aveva ricevuto il vestiario: dopo aver preso quello che le serviva, il resto lo aveva abbandonato e una parte era in auto
CARRARA. E' una coppia di Olbia, fra le vittime dell'alluvione, la presunta responsabile dell'abbandono nella città sarda di alcuni scatoloni contenenti indumenti per bambini e adulti, piumoni e coperte destinati alle famiglie colpite dal disastro in Gallura del 18-19 novemre scorsi, tutto vestiario e materiale che era stato raccolto presso la scuola primaria Pardiso di Marina di Carrara. La polizia locale di Olbia guidata dal comandante Gianni Serra ha individuato e denunciato i due ieri mattina e sequestrato nella loro auto altri quattro pacchi e alcuni bustoni anche questi provenienti dall’iniziativa di solidarietà organizzata subito dopo il disastro dell’alluvione nella scuola elementare marinello. «E' stato un fatto isolato - assicura il comandante - riconducibile a queste due persone e non intacca minimamente l'onestà dei tanti che hanno sostenuto le popolazioni colpite dall'alluvione». La coppia, che aveva buttato via gli scatoloni in uno sterrato proprio vicino alla sua abitazione nel quartiere di Santa Mariedda, è stata denunciata per getto pericoloso di cose e sanzionata per abbandono incontrollato di rifiuti.
Secondo quanto ricostruito dalla polizia municipale, gli aiuti, divisi accuratamente tra capi d'abbigliamento per bambini e adulti e raccolti in scatole e bustoni con l'etichetta della scuola "Paradiso" che li aveva donati, erano arrivati a Olbia tramite un "padroncino" residente in Gallura, ma con interessi lavorativi in Toscana. L'uomo era stato contattato tramite uno dei genitori, di origine sarda, dei bambini che frequentano la scuola di Marina. Il piccolo autotrasportatore aveva poi consegnato il carico a sua sorella, che avrebbe dovuto distribuire i vestiti e le coperte ai concittadini più bisognosi. Invece - secondo quanto ricostruito dalla polizia locale - la donna e suo marito hanno preso dalle scatole ciò di cui avevano bisogno, hanno consegnato qualche abito, ma poi si sono disfatti di tutto il resto. Motivo dichiarato: la coppia non sarebbe riuscita a recapitare le scatole a un centro di raccolta e ha dichiarato alla polizia di aver depositato gli indumenti negli appositi contenitori gialli. Gli agenti non hanno creduto a questa versione, visto che il materiale recuperato nello sterrato trasformato in discarica era ancora dentro i pacchi con cui era arrivato da Marina di Carrara alla Sardegna.
Molto amareggiata la signora Michela Pellegrini Piredda, promotrice della raccolta di vestiario a scuola: «Mio marito Salvatore - racconta - è sardo: subito dopo l’alluvione ho cercato di attivarmi, di cuore. Gli autisti della ditta di Olbia, per la quale lavora mio marito, si sono offerti di fare da tramite; sicura che le cose sarebbe andate a buon fine, mi sono attivata personalmente, con vicini di casa, e poi con la scuola, perché so che a Carrara c'è grande generosità. Ci ho messo la faccia - aggiunge - perché non avevo alcun dubbio che tutto sarebbe andato per il meglio». Per circa quindici giorni, ha fatto la spola: «A scuola hanno portato molto materiale: abiti, vestiti, giocattoli, cibo; mettevo le cose in sacchi colorati, soprattutto vestiti usati ma in buono stato. Poi davo a mio marito e lui agli autisti della Piccinnu; in tutto, sei-sette scatoloni, parecchi sacchi, in più mandate. Poi da Olbia ci hanno detto di non mandare più, e ho interrotto il 4 dicembre».
Poi, domenica, la notizia che parte di quel materiale raccolto con così grande fatica era finito in una specie di discarica: «Quella notizia - spiega affranta - mi ha distrutto dentro, moralmente; mi sono sentita come depredata di qualcosa fatta con il cuore, vorrei che queste persone fossero punite, forse non si rendono conto del dolore che hanno dato a me, ai miei bambini e a tutti i bambini della scuola. Mi scuso io con tutti, con i genitori in particolare, ma non ne ho veramente colpa o responsabilità, nessuno poteva immaginare che anziché portare a un centro Caritas o di protezione civile, buttassero via le cose. Non vorrei che questo brutto episodio portasse la gente a dire "non aiuto più nessuno”, anche se certo sono veramente demoralizzata». (m.b.)
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