La protesta
Tenente a giudizio per aver salvato una gatta, l'Esercito nega
In una nota lo Stato Maggiore della Difesa replica: “Le accuse sono altre, diffamazione e ingiurie”
Si fanno più sfumati i contorni della vicenda che vede contrapposti l'ufficiale medico riservista dell'Esercito Barbara Balanzoni, di Crevalcore, in provincia di Bologna, e il ministero della Difesa. La vicenda, che ha avuto una vasta eco sugli organi di informazione, è quella portata alla luce dalla dottoressa - nel frattempo tornata civile e attualmente in servizio all'ospedale di Pontremoli - che ha raccontato d'essere stata rinviata a giudizio dalla Procura militare di Roma per "disobbedienza grave" per aver salvato la vita a una gatta che rischiava di morire di parto. L'episodio risalirebbe al 10 maggio 2012. Il tenente Balanzoni - stando alla sua testimonianza - fu chiamato da alcuni colleghi esasperati dai lamenti di Agata, la gatta mascotte della base italiana in Kosovo, fra le alture di Pec. La micia aveva già partorito alcuni cuccioli ma uno era morto nel ventre rischiando di ucciderla. Il tenente sostiene di aver fatto quel che aveva imparato nel tirocinio all'ospedale e di aver salvato la gatta facendole espellere il feto.
''Ho fatto quello che mi è venuto dal cuore - ha raccontato Barbara Balanzoni - Ma non voglio che si generalizzi: mi hanno punito due persone non l'Esercito intero''. Secondo i suoi superiori, però quell'intervento lei non avrebbe dovuto farlo. Da qui la denuncia, l'indagine e il processo, fissato per febbraio. Ma a distanza di 24 ore le versioni diventano due. Secondo quanto dichiarato dalla dottoressa (FOTO) il rinvio a giudizio sarebbe imputabile al fatto di "aver disobbedito all'ordine scritto, datato 6 maggio 2012, a firma del comandante della base, riguardante il divieto di avvicinare o farsi avvicinare da animali selvatici, randagi o incustoditi, venendo così morsa''. Secondo lo Stato Maggiore della Difesa, che nel pomeriggio di venerdì 23 dicembre ha diffuso una nota ufficiale, le imputazioni contestate a Barbara Balanzoni riguardano invece "i reati di diffamazione e ingiuria aggravata e continuata nei confronti di inferiori gerarchici". Non risultano, prosegue la nota "altri addebiti contestati alla militare, di qualsivoglia natura". Titolare del procedimento è la Procura Militare di Roma; il processo sarà celebrato il 7 febbraio 2014 nella capitale. E probabilmente solo in quell'occasione sarà possibile definire gli esatti contorni della storia, che a seconda dei punti di vista assume tratti davvero paradossali.
Come detto, la vicenda ha suscitato clamore, ottenendo una vasta copertura sui media, anche all'estero, e originando persino un'interpellazione parlamentare. Per la dottoressa amante degli animali si è mobilitata anche la rete: una petizione dell'Enpa a suo sostegno ha già raccolto migliaia di firme, indirizzate al ministro della Difesa Mario Mauro. Per Barbara anche il pieno appoggio dei nuovi colleghi, nel reparto di rianimazione dell'ospedale di Pontremoli, in Lunigiana, dove si è trasferita dal 25 novembre scorso.
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