Gioco
Nel cassonetto il vestiario inviato agli alluvionati
Raccolto con grande slancio alla scuola primaria “Paradiso”, scoperto ieri dalla polizia municipale della città sarzanese. La delusione dei genitori
CARRARA. Camicie, maglioni, pantaloni, ma anche tutine per neonati, scarpe di tutte le taglie. Abbigliamento quasi tutto nuovo, con tanto di etichetta: sono centinaia gli indumenti ritrovati nella mattinata di ieri dalla Polizia municipale di Olbia, alla periferia della città sarda, in zona Santa Marieda.
Quegli abiti e indumenti, è stato accertato, erano tutti provenienti da Marina di Carrara, e in particolare dalla scuola primaria "Paradiso" - che fa parte dell’istituto comprensivo “Michelangelo Buonarroti” - dove era stata organizzata una raccolta di vestiario all'indomani dell'alluvione, e poi spediti (sono in corso accertamenti per capire a quale indirizzo), a Olbia, per aiutare chi dopo il 18 novembre aveva perso tutto.
Ieri mattina gli uomini della Polizia municipale, guidati dal comandante Gianni Serra, in seguito ad una segnalazione, sono intervenuti in un terreno incolto alla periferia della città, dove erano stati abbandonati i vestiti, che sono stati sequestrati. Gli agenti ora cercheranno di capire a chi il vestiario era stato inviato e perché è stato poi abbandonato in campagna.
La notizia che il vestiario raccolto con così grande generosità grazie al contributo dei genitori dei bambini della scuola primaria “Paradiso”, ha raggiunto la dirigente scolastica Marzia Menconi e la respondabile del comitato genitori, Barbara Scivetti, al palazzetto di Avenza mentre era in corso il Festival “School Dance”.
«La dirigente - riferisce la presidente del comitato genitori - prima di rilasciare dichiarazioni preferisce capire bene cosa possa essere successo. Domattina (oggi per chi legge, ndr), a scuola, verificherà i vari passaggi degli scatoloni del vestiario. Da parte mia, anche se alla data della terribile alluvione in Sardegna non si era ancora insediato il Comitato genitori, posso dire che come mamma, che al pari di tanti altri genitori ci siamo dati da fare per la raccolta degli indumenti, siamo sicuramente amareggiati e delusi. Vogliamo anche noi capire bene perché la nostra generosità, e se vogliamo anche i sacrifici, sono stati poi vanificati con questi capi, quasi tutti se non tutti nuovi, finiti in un cassonetto».
Proprio questo è il punto: capire perché chi ha avuto quegli scatoloni a disposizione, anziché portarli in un centro di raccolta, in un Comune o in un centro della protezione civile della Sardegna, nei giorni successivi all’alluvione, se ne sia anzi disfatto gettando via vestiario che avrebbe potuto fare comodo a tanti».
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