Il dolore
Indennità di rischio non dovute stop tredicesima a 30 infermieri
L’Asl paga (per quasi 6 anni) agli operatori delle malattie infettive il doppio del compenso dovuto E ora si riprende i soldi: tutti insieme, senza rateizzazioni e per Natale. La rivolta dei dipendenti
MASSA. La tredicesima? Cancellata. Il “premio di produzione” per il progetto Aids 2012? Requisito anch’esso. È il pessimo regalo di Natale per trenta infermieri del reparto di malattie infettive dell’ospedale di Massa. Che si sono ritrovati una busta paga pesantemente decurtata da parte del loro datore di lavoro, cioè l’Asl. Motivo: i lavoratori avrebbero percepito per quasi 6 anni un’indennità che non spettava loro e quei soldi. E l’ Estav di Lucca, ente per i servizi tecnico-amministrativi di Area Vasta che si occupa delle retribuzioni nella sanità pubblica, ha deciso di riprendersi quei soldi: tutti insieme, senza rateizzazione e per Natale. Inevitabili le polemiche.
I fatti. Fino al 2008 l’indennità di servizio (un compenso per il rischio di chi lavora in malattie infettive) veniva pagata agli infermieri da parte del Asl1, per un compenso di circa 5 euro all'ora. Poi, dal gennaio 2008, le buste paghe non venivano più emesse dall'azienda sanitaria locale, bensì dall'Estav di Lucca. Ma l’Estav sbaglia i calcoli e per ben 5 anni e 9 mesi l’Estav paga il rischio di lavoro per gli operatori il doppio di quello che, correttamente, Asl 1 retribuiva ai 30 infermieri. Generando così un debito di circa 110 mila euro all’Asl. Cioè quasi 3.700 euro in media per ogni infermiere. A settembre 2013 trascorsi più di 5 anni, Estav si accorge dell’errore e manda - riferiscono i lavoratori - una lettera in reparto ai 30 paramedici interessati.
La reazione. Gli infermieri, di fronte a quella richiesta di restituzione dell’indennità – comunicata, sottolineano non con una raccomandata, ma con una lettera “semplice”, trasecolano: «Per anni nessuno ci aveva detto nulla e poi ci arriva questa richiesta di restituzione di somme considerevoli, per alcuni di noi quasi 10mila euro. Per un errore di cui non siamo assolutamente responsabili e neanche a conoscenza». Si rivolgono dunque ai sindacati che suggeriscono loro di non pagare fino a quando non arriveranno ulteriori chiarimenti da parte dell'Estav.
Dilazione sì, dilazione no. In ottobre, arriva una seconda lettera con sollecito di pagamento, dove viene chiesto agli infermieri di recarsi all'ufficio amministrativo dell'Asl, dalla funzionaria che avrebbe fornito loro tutte le spiegazioni sulla clamorosa richiesta. A colloquio concluso, nulla cambia: agli infermieri, ribadisce l’Asl tocca pagare.
A questo punto, i lavoratori accettano di rimborsare, chiedendo però almeno una dilazione delle consistenti cifre. E questa richiesta, sostengono «viene accettata dall’Asl».
La beffa in busta paga. Ieri mattina ai 30 infermieri sulla busta paga vengono prelevati in toto la tredicesima e il pagamento per il progetto Aids 2012 (fino anche a 4000 euro), per ricoprire il debito. E la promessa di restituzione a rate e a partire dal 2014?
La disperazione. «Sono disperata – dice Patrizia Marchiselli – mi hanno tolto migliaia di euro in un solo colpo. Come faccio a pagare il mutuo e tutte le spese in più che avevo preventivato con lo stipendio di fine anno? La funzionaria dell’Asl ci ha anche accusato di essere stati noi a creare il debito. Ma vi rendete conto? Oltre tutto che siamo delle vittime, ci sentiamo anche offendere».
«Non è che non vogliamo restituire questi i soldi, ma chiediamo almeno di ridarli mese per mese. Sono compensi che Estav conteggiava come indennità di presenza e, noi non ci siamo accorti dell’errore perché credevamo fosse un aumento statale regolare. Sono in grande difficoltà ho quasi 2mila euro in meno», dice Gina Fusco.
«E' un abuso di ufficio – sostiene Giuseppina Bigini – ci hanno preso i soldi senza neanche avvisarci. Un bel regalo di Natale, io avevo fatte anche tante ore in più per coprire la mancanza di personale ed ecco il ringraziamento. Non so come pagare tutte le tasse e tutte le rate che ho in sospeso». «Siamo vittime dell'incompetenza altrui, chiedevamo solo di non toglierci tutto in una sola volta mettendoci in ginocchio. Ora ricorreremo alle vie legali, questa sera saremo dall'Avvocato Giacomo Bugliani e faremo una causa chiedendo tutti i danni», conclude Patrizia Marchiselli.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
