Il Tirreno

Il turismo unico faro in Lunigiana commercio e agricoltura in affanno

Il turismo unico faro in Lunigiana commercio e agricoltura in affanno

Rapporto della Camera di commercio: economia rallentata nel 2013, calo di imprese Persi 30mila abitanti in dieci anni, solo Aulla ha una densità di popolazione in linea con la costa

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AULLA. E' un panorama desolato e desolante quello dell'economia in Lunigiana, con un unico segnale di inversione di tendenza rappresentato dal turismo. Questo emerge dal rapporto sull’economia della Lunigiana, elaborato dall’Istituto di studi e ricerche della Camera di commercio. Il rapporto "La Lunigiana tra tradizione e modernità", affronta varie tematiche sia economiche che sociali, illustrate ieri nella sede dell'Unione di Comuni montana della Lunigiana. Presenti Gianfranco Oligeri, presidente dell’Isr con il ricercatore Massimo Marcesini, e Cesare Leri presidente dell’Unione.

Marcesini ha osservato che i dati che emergono potrebbero servire per intavolare politiche mirate. Il punto di partenza è rappresentato dall'emorragia demografica, visto che dal 1951 ad oggi in Lunigiana si sono perduti ben 30mila abitanti: erano 85.558, soprattutto giovani nel 1951, sono 55.879, soprattutto anziani, oggi. Una perdita media di circa 500 persone l’anno. Nel decennio dal 2001 al 2011, però è possibile apprezzare una lievissima ripresa, con 153 abitanti in più, che va fatta risalire alla crescente presenza di stranieri (circa 4mila persone), soprattutto romeni, marocchini e albanesi, occupati in particolare nell'edilizia e nell'agricoltura. Tra l'altro, nell’analisi per singolo Comune possiamo osservare che il baricentro demografico si è definitivamente spostato verso la bassa valle del Magra, in primo luogo ad Aulla, unico Comune lunigianese a presentare una densità di popolazione in linea con le aree costiere della Provincia.

Aulla ad inizio secolo aveva un popolazione pari a circa 10.164 unità ed è andata incrementandosi per tutto il decennio, toccando il punto massimo nel 2011, con ben 11.419 residenti.

Ma veniamo alle dolenti note, partendo dalle imprese: infatti, dopo un inizio dei primi anni Duemila con valori percentuali positivi ed in deciso aumento, la dinamica delle imprese lunigianesi ha fatto registrare, a partire dal 2006, delle variazioni non più positive, toccando una tendenza all’arretramento, -1,3% proprio nel 2007, anno nel quale è iniziata la recessione economica internazionale; negli anni successivi vi è stata una certa ripresa, fino al 2012, ma che ha subito un rallentamento nei primi mesi dell’anno in corso, tant’è che a giugno 2013, rispetto allo stesso periodo del 2012, si notava un andamento delle imprese con sede legale registrate in Lunigiana del -1,1% (una tendenza che diventava ancor più pesante con riferimento alle ditte attive, che vedevano una contrazione del -1,4%).

Il settore commerciale è in difficoltà, ma il de profundis, riguarda, in particolare, il manifatturiero, l'artigianato e l'agricoltura, nella quale il numero di aziende si è più che dimezzato, passando dalle 8.166 del 2000 alle attuali 3.293, con una perdita 60%, fenomeno che picchia duro nel Fivizzanese e nel Pontremolese.

Invece, è il turismo a rappresentare una speranza di futuro in Lunigiana, con le seconde case a fare la parte del leone: nel 2012, infatti, si registra un saldo positivo del 14,5% nelle presenze e del 16% negli arrivi; prosegue, poi, l’aumento del peso extralberghiero, con 22 B&B e 83 agriturismi (900 posti letto) che vanno a soddisfare una domanda che si presenta in grande espansione nella sua componente straniera (+48,5%). Per la verità in Lunigiana si rileva una concentrazione piuttosto evidente della domanda estera in alcune nazionalità: ci riferiamo alla predilezione dei tedeschi per gli ostelli, dei belgi per gli agriturismi e per gli alberghi di alta qualità (3 e 4 stelle), degli olandesi che soggiornano in prevalenza nei campeggi e in agriturismi, degli inglesi nella case per vacanza.

Gianluca Uberti

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di Redazione web