Il Tirreno

«Ma la Cgil è un’altra cosa»

«Ma la Cgil è un’altra cosa»

Sindacato verso il congresso e una corrente chiede una svolta significativa

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MASSA. La Cgil deve tornare a essere il sindacato dei lavoratori, essere indipendente e farsi sentire. Sono questi i punti chiave di quel documento presentato dall'ala alternativa del sindacato all'inizio del XVII Congresso della Cgil e che è stato reso noto ieri in una conferenza stampa promossa da rappresentanti sindacali apuani. Il documento alternativo porta la firma di Giorgio Cremaschi e si contrappone quindi a quello della maggioranza marchiato Giovanna Camusso. Sono solo venticinque su quindicimila i funzionari sindacali che lo hanno sottoscritto a livello nazionale, nessun funzionario invece – per il momento – a livello locale. Un documento quindi espressione dei lavoratori che nero su bianco chiedono un cambio di rotta dell'orientamento politico-sindacale della Cgil anche a fronte del suo operato degli ultimi quattro anni.

Da qui infatti il titolo del documento: «La Cgil è un'altra cosa». «Un'altra cosa perché – commenta Daniele Orsini, del settore pubblico - un sindacato deve essere espressione dei lavoratori, altrimenti si creano dei vuoti di rappresentanza che vengono ricoperti da altri. Ne è un esempio la mobilitazione dei forconi in cui si intravede una deriva fascista”. Gli errori che vengono attribuiti al sindacato della Camusso non sono certo pochi. Si parla di subordinazione ai partiti, di scarsa mobilitazione, come nel caso della riforma delle pensioni passata con solo quattro ore di sciopero, e di scarso rapporto con i lavoratori stessi. Non è esente da critiche, ovviamente, la Cgil apuana, che – secondo i rappresentanti - «non si è fatta mai sentire nelle problematiche locali, come l'Opa, il trasferimento degli ospedali della provincia nell'ospedale unico apuano, solo per citare i casi sul mondo sanitario».

Per questo il sindacato che l'ala alternativa propone è un'organizzazione che torni alla base, tra i lavoratori, indipendente in continua mobilitazione. «Un sindacato – commenta Enio Minervini, della rsu dell'Opa – deve avere le antenne tese continuamente sui problemi e proporre soluzioni, non aspettare che vengano date dai lavoratori».

Melania Carnevali

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