Il Tirreno

In piazza con mogli e figli: la protesta degli operai Syntech

In piazza con mogli e figli: la protesta degli operai Syntech

Le storie difficili dei lavoratori senza impiego e anche senza cassa integrazione Il sindaco Volpi garantisce il suo impegno per la reindustrializzazione

3 MINUTI DI LETTURA





MASSA - «Ho tre figli, una moglie disoccupata, un affitto da pagare. Ho esaurito il conto in banca, un conto da operaio la banca non mi fa prestito: capirà, senza stipendio... Come faccio a tirare avanti? Risparmiando su tutto. E grazie all’aiuto delle nostre famiglie». Nicola Fardi, dieci anni alla Syntech e una lettera di messa in mobilità in tasca, ieri pomeriggio è sceso in piazza per protestare. Con in braccio la più piccola delle figlie (13 mesi): «Mia moglie, laureata all’Accademia di Belle arti, ma senza impiego, è a casa con gli altri due ragazzini (6 e 11 anni). Giusto venire qui con le famiglie, giusto fare capire a tutti che il dramma della disoccupazione non è del singolo lavoratore». È lui il simbolo, uno dei simboli, del lavoro “che non c’è”, dei frutti di un’industrializzazione sbagliata del territorio fatta di imprese - «come la Estel che controlla Syntech», dicono i lavoratori – che arrivano, sfruttano sostanziosi incentivi di denaro pubblico e poi chiudono.

Con lui, nella piazzetta davanti al teatro Guglielmi, tanti altri lavoratori (ex) Syntech. Con famiglia “a carico”. Federico Ferretti, 48 anni, pistoiese, 29 di lavoro al gruppo Estel di cui 10 in Syntech, è qui con la moglie Federica, la figlia Francesca, il cagnolino Pluto. «Sono stato assunto dal gruppo a Pistoia, 10 anni fa ho accettato il trasferimento. Dieci anni di lavoro e di pendolarismo Massa-Pistoia e ora lo spettro della disoccupazione. Certo che è dura: da agosto non abbiamo più neanche la cassa integrazione...».

La famiglia di Raffaele Angelino, componente della Rsu Syntech e “anima” della manifestazione è al completo: babbo Gioacchino, ferroviere pensionando («ma la Fornero mi ha costretto a restare in servizio»), mamma Angelina, il fratello minore, Marco, disoccupato; la giovane moglie Simona, insegnante. «Da mesi viviamo solo con il mio stipendio. Che se ne va in spese, affitto, bollette. Le tasse aumentano, il lavoro no», commenta amara Simona. «È un dispiacere: tu pensi di avere cresciuto i figli, di vederli sistemati e invece ti ritrovi a doverli ancora aiutare...», dice papà Gioacchino. Lui, Raffaele Angelino, è poco più in là con il microfono in mano. A gridare, assieme al collega Rsu Marco Danesi, che politica e istituzioni «devono impegnarsi di più per trovare un imprenditore, uno serio, che faccia ripartire la nostra fabbrica. Finora non lo abbiamo visto questo impegno. Noi ci abbiamo messo la faccia venendo in piazza, il sindaco ci ha messo la faccia venendo qui tra noi. Ma i partiti dove sono? Non uno si è fatto vedere, non uno ci ha portato solidarietà». Il sindaco Volpi, che “ci ha messo la faccia”, prova a rassicurare: «Ho portato qui la Regione, con Sviluppo Toscana, hanno confermato che questo è uno stabilimento appetibile. Bisogna alzare il livello di attenzione su questa vertenza, ma anche opporci a soluzioni “spezzatino”: la re-industrializzata deve essere legata al re-impiego di tutti i lavoratori». Quanto alla cassa integrazione, bloccata a Roma per “intoppi burocratici”, Volpi dice: «Mi riferiscono che il problema è stato risolto, bisogna velocizzare le procedure».

Dignitosa, cvile, anni luce lontana dai forconi, la protesta degli ex Syntech. Attorno, prosegue il solito viavai d

ello shopping natalizio. Sempre meno festoso.

Claudio Figaia

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web