Sicurezza
Erosione: stop ai geotubi, sì alle idrovore
Prende corpo un nuovo piano di intervento per salvare la spiaggia. E i balneari “sognano” le barriere dei Caraibi
MASSA. Anni di lavori, di polemiche, milioni di euro (almeno 9) di soldi pubblici spesi, risultati perlomeno deludenti. Ma ora nella lotta all’erosione, si cambia. Cancellati, pare per sempre, i geotubi, il nuovo orizzonte è: avanti con le “vecchie” scogliere, avanti con il tradizionale ripascimento. Con sabbia, però, non più prelevata dal Po e portata via camion sulla spiaggia di Marina, ma più comodamente risucchiata a poche centinaia di metri dalla riva e scaricata sul litorale attraverso idrovore.
È quanto emerso dall’incontro che si è tenuto nei giorni scorsi in Provincia (dove c’erano, appunto, i rappresentanti di palazzo Ducale, del Comune di Massa e di Montignoso, le associazioni dei balneari). Un incontro servito a fare il punto sullo stato dell’arte dei lavori di difesa della costa e a mettere sul tavolo un piano di intervento a breve-medio termine, ossia a programmare lavori che da qui (o meglio dall’inizio del 2014) all’avvio della stagione balneare consentano una estate più tranquilla per l’industria delle vacanze massese.
Detto in sintesi, il programma dei lavori è il seguente: completamento delle scogliere “verticali” (cioè perpendicolari alla costa), con il rafforzamento di quelle esistenti – alcune “non reggono più” – e la realizzazione dei setti 6 e 7 nella zona di Poveromo. Rifacimento dell’argine-scogliera alla foce del Magliano, opera che sarà realizzata dal Comune; pianificazione degli apporti di sabbia per gli interventi tampone. Scomparsi, dunque, i geotubi, ossia i sacchi di tessuto che avrebbero dovuto contrastare la’azione erosiva del mare. Il fallimento di questo “esperimento”, è stato orra certificato da questo nuovo accordo.
Sul ripascimento ci sono tuttavia novità. I balneari, spiega Stefano Gazzoli, presidente di Riviera Apuana, hanno chiesot che si ricorra alle idrovore per utilizzare la sabbia dei fondali al largo della costa (dove per particolari giochi di correnti, si accumulano grandi quantitativi di sabbia, quelli che, invece, il mare erode dalla battigia. Il problema è che l’analisi di questa sabbia di fondale mostra come si tratti di un materiale dal punto di vista granulometrico diverso da quello della spiaggia. Cioè meno fine e meno “piacevole” per chi vi cammina o vi si sdraia a prendere il sole. Ma per gli operatori balneari la possibilità di avere la sabbia a portata di mano, senza farla arrivare da centinaia di chilometri di distanza, sarebbe un bel vantaggio. «L’idrovora è meno costosa, più flessibile e più efficiente dei camion, e consente interventi mirati in zone diverse», dice ancora Gazzoli.
Ma i balneari guardano anche oltre questo piano da realizzarsi prima della prossima estate (e, si badi, non ancora pronto). «Pensiamo – dice Gazzoli – a interventi innovativi, come le strutture usate in Florida e ai Caraibi: grandi manufatti cubici, vuoti all’interno che, posati sul fondale, frenano l’erosione e nello stesso tempo favoriscono la crescita della fauna marina, creando un’attrattiva turistica in più: pensiamo allo snorkeling. Opere, oltretutto facilmente spostabili attraverso speciali palloni gonfiabili: se non dovessero funzionare sarà facile collocarle altrove».
Claudio Figaia
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