La manifestazione
Cinque ore in balìa del serial killer
Trent’anni fa l’odissea dei coniugi Tomè: Bartolomeo Gagliano li sequestrò e si fece portare da loro fino a Savona
CARRARA. «Io quando l’ho visto al telegiornale l’ho riconosciuto subito. Prima ancora che dicessero il nome. Quegli occhi non me li sono mai dimenticati e, dopo trent’anni, io e mio marito abbiamo rivissuto un incubo».
Parla con la voce rotta dall’emozione Liviana Telara. Lei e il marito Mauro Tomè, ex commercianti che per anni hanno gestito uno storico negozio di frutta e verdura, in pieno centro città, sono seduti nel loro salotto di casa, pieno di addobbi di Natale. E tornano a quel 1° ottobre del 1983 quando, per cinque ore, sono stati sequestrati da Bartolomeo Gagliano, il serial killer di Savona che oggi, dopo trent’anni, la polizia di tutta Italia sta cercando dopo che è evaso durante un permesso premio. «Proprio come allora» comincia a raccontare Mauro Tomè. «Lo ricordo come fosse ora - comincia a parlare Mauro Tomè, oggi 71enne, allora aveva 41 anni - Erano le 4 e mezzo del mattino. Io, mia moglie e nostro figlio Leonardo, che aveva 8 anni, avevamo dormito dai miei suoceri in via Delle Pinete per essere più vicini, la mattina, al mercato ortofrutticolo di Massa dove andavamo a fare rifornimenti. Sono uscito per andare a mettere in moto il furgone, un Ford Transit bianco diesel, e mi sono trovato dietro un giovane, con la pistola in pugno: mi ha colpito con il calcio dell’arma, in testa, ordinandomi di rientrare. Non ho fatto storie, gli ho subito detto: la borsa con i soldi è lì sul divano, prendi pure tutto. Ma lui mi ha risposto: “Non sono un rapinatore, mi dovete solo accompagnare all’autostrada”. Io e mia moglie siamo usciti, a mia suocera, che si era alzata per vedere cosa stava succedendo le dissi che quel signore stava male e lo stavamo accompagnando in ospedale».
Da quando sono saliti nel furgone, Mauro Tomè alla guida, la signora Liviana in mezzo e Bartolomeo Gagliano accanto al finestrino, di loro si sono perse le tracce, per quasi quattro ore. Ed è cominciata la loro odissea. Bartolomeo Gagliano allora aveva 27 anni era in licenza premio dal manicomio giudiziario dove era stato ricoverato due anni prima: nel 1981 era stato riconosciuto infermo di mente dopo aver massacrato a colpi di pietra una prostituta. «Ci ha detto subito nome e cognome e che stava scappando dalla polizia - ricorda il signor Mauro - Voleva espatriare in Sud America, ma era stato al night, in via Delle Pinete e poi, così ci spiegò, aveva fatto storie con alcune donne: dalla paura che chiamassero le forze dell’ordine era scappato e aveva dormito nel garage dei miei suoceri. Ci ha detto che era in carcere perché aveva ucciso una donna, ma che si era trattato di un incidente. Arrivati al casello autostradale ci ordinò di entrare, e di portarlo a Genova».
«Io non l’avevo mia vista una pistola così da vicino - continua la signora Liviana - Per tutto il viaggio ce l’ho avuta puntata al fianco».
«Cercavo di tenerlo tranquillo, di parlare del più e del meno - dice Mauro - ma dentro di me mi sentivo morire. Il momento di massimo sconforto l’ho avuto quando siamo arrivati a Genova. Gli ho chiesto: “Dove devo uscire?” E lui: “No, mi porti a Savona”. In quel momento ho pensato: a casa non ci torniamo più».
E quei chilometri in autostrada la signora Liviana li rivive come un incubo. «Il furgone dietro era vuoto, non c’erano le cassette - racconta - Ogni tanto saltava dal sedile e ci puntava la pistola alla schiena. Poi, ad un certo punto da una borsa tascapane che aveva sul fianco ha tirato fuori la cocaina. Ha preso il blocchetto del carburante me lo ha appoggiato sulle gambe: poi si è messo a sniffare». Il viaggio è andato avanti fino a Savona. «Lì ci ha fatto passare sotto la sua casa - raccontano Mauro e Liviana - Poi siamo finiti in una strada cieca: ha tirato fuori la pistola, per farmi fare marcia indietro. Ha sparato, subito dopo, accanto a una Ritmo viola: “sono della polizia in borghese” diceva. Alla fine, in mezzo alla strada, alle 9 e mezzo, è sceso. A Liviana ha detto: “Se la polizia ti chiede com’ero devi dire vecchio e brutto”». Gagliano a Savona fu autore di due conflitti a fuoco, prima di venire bloccato e disarmato dalla polizia. I coniugi Tomè rientrarono subito a Carrara, dove li aspettavano i parenti e gli amici preoccupati perchè nessuno li aveva più visti: il negozio in via Cavour era pieno di gente. «Mia moglie ha pianto per tutto il viaggio di ritorno- dice ora Mauro - in autogrill io ho ordinato un caffè, lei, che non beve, un whisky».
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