Il Tirreno

Il Pd esulta: sull’urbanistica è passata la nostra linea

«Epurati gli elementi voluti dalla giunta Pucci, sulle colonie solo progetti unitari» Ma il Piano strutturale è stato votato anche dagli Arancioni: «C’è la nostra firma»

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MASSA. Il giorno dopo l’approvazione del Piano strutturale di Massa, un evento storico per la città visto che l'ultimo strumento urbanistico era degli anni 80, scatta una strana corsa dei politici ad attribuirsi la paternità del Piano.

Per gli Arancioni questo è il piano che porta la loro firma, frutto quasi esclusivo del loro lavoro e infatti lo hanno votato, nonostante qualche piccola variazione, apportata dalle osservazioni della Regione.

Per il Partito Democratico, al contrario, questo piano ha proprio perso “lo spettro di Roberto Pucci”, per usare parole della capogruppo in consiglio Elena Fruzzetti, e oggi viene restituito alla città «epurato» da una serie di elementi che lo rendevano «illegittimo e pericoloso», come ha detto il segretario comunale Adriano Tongiani. Cioè: stando al Pd il Piano è stato radicalmente cambiato rispetto alla versione Pucci ma gli Arancioni non devono essersene accorti.

Per i cittadini, comunque, non cambia granchè in questa fase dell'iter urbanistico, ovvero: chi domani si recasse in comune a chiedere una concessione a costruire, ad esempio, utilizzando quelle nuove volumetrie previste nel nuovo Piano strutturale, non otterrebbe il permesso, perché la vera partita si giocherà soltanto con il regolamento urbanistico, da adottare entro il 7 febbraio 2014.

Detto questo, il passaggio politico è però decisivo: il Pd ha combattuto per 5 anni l’amministrazione Pucci riuscendo a bloccare l’approvazione della manovra urbanistica. Che adesso, con una serie di modifiche secondo il partito di via Dante sostanziali, è diventato “legge”. Le più importanti: «Abbiamo evitato – spiega il segretario comunale Adriano Tongiani – che nel Piano fossero inseriti 512 mila metri cubi lasciati a disposizione del sindaco; un indirizzo che rendeva il piano illegittimo. Abbiamo evitato che la partita delle nostre colonie fosse trattata a comparti distinti, evitando così il business dei singoli e privilegiando invece progetti unitari e una visione complessiva della costa; abbiamo fatto sparire dieci varianti anticipatrici e la scheda tecnica su Riva dei Ronchi. Anzi quel comparto oggi è una pagina bianca, deciderà solo il regolamento urbanistico e, se volete una mia opinione personale, di canneti lì ne rimarranno parecchi».

Sulle colonie va ricordato che il progetto Asi (leggi Bogazzi e Red Graniti) di trasformare Turimar in un hotel è tramontato proprio per le incertezze riguardanti il ritardo nell’approvazione del Piano e che la previzione di concedere fino al 25% dei volumi ad abitazioni private è sostanzialmente rimasto.

Il Pd esprime grande soddisfazione e parla di una visione sistemica della messa in sicurezza del territorio, rispetto al rischio sismico e idrogeologico, recupero eco-compatibile dell’esistente e del blocco del fenomeno delle seconde case che implichi nuovo consumo di suolo».(mda)

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