Il dolore
“12 dicembre”: Pasolini si occupò dei morti alle cave
CARRARA. I problemi delle nostre cave, oltre 40 anni fa, erano già stati denunciati da Pier Paolo Pasolini nel film documentario “12 dicembre”, da lui ideato e girato in un paio d’anni in...
CARRARA. I problemi delle nostre cave, oltre 40 anni fa, erano già stati denunciati da Pier Paolo Pasolini nel film documentario “12 dicembre”, da lui ideato e girato in un paio d’anni in collaborazione con Lotta Continua.
A darne notizia è Paolo Mereghetti, critico cinematografico e giornalista del “Corriere della Sera”, nell’edizione 2014 del suo celebre “Dizionario dei film”, pubblicata in questi giorni da Baldini e Castoldi.
Quello concepito da Pasolini è un documentario militante, che, uscito nel 1972, racconta un viaggio di inchiesta in un Italia di sfruttati, filmando i compagni e facendoli parlare evitando domande.
Ne esce un affresco della realtà operaia degli anni ’70, che raffigura anche Carrara, i cui i cavatori muoiono schiacciati dai massi di marmo, e Sarzana, dove a parlare sono alcuni partigiani insoddisfatti della Repubblica che hanno contribuito a costruire.
Il grosso del girato fu opera di Giovanni Bonfanti, che lo aveva anche sceneggiato insieme a Goffredo Fofi, poiché in seguito Pasolini si defilò dal progetto.
La sua mano, tuttavia, si avverte in più di una sequenza, a partire da quelle iniziali, con interviste sulla strage di piazza Fontana a Milano del 12 dicembre 1969, data che da il titolo al film, e sulla morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli.
Ma assai toccante e anche la parte girata nella nostra città, in cui gli autori intervistano alcuni cavatori di Colonnata sul tema “omicidi bianchi e nocività”. Tra loro si riconoscono persone ancora viventi, che denunciano le allora numerose morti sul lavoro verificatesi alle cave.
I registi inquadrano anche le tombe delle vittime, di cui si vedono i ritratti e si leggono chiaramente i nomi. L’inchiesta si sposta poi nella zona industriale apuana, inquadrando lo stabilimento della Montecatini Edison e dando la parola ad operai che descrivono le critiche ed insalubri condizioni di lavoro, dovute ai fumi nocivi. Un film assai coraggioso ed in anticipo sui tempi, dunque, che sarebbe interessante riproporre, magari alla riapertura del cinema comunale Garibaldi, sempre che vada a buon fine la trattativa tra il Comune ed il programmatore spezzino interessato a gestirlo.
David Chiappuella
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