Il Tirreno

In calo le assunzioni rosa e anche quelle stagionali

di Alessio Profetti
In calo le assunzioni rosa e anche quelle stagionali

Le rilevazioni al 30 settembre del centro per l’impiego mettono a nudo un altro giro di vite negativo sull’occupazione nella nostra provincia

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MASSA. Meno assunzioni questa estate, anche a tempo determinato; calano le iscrizioni alle liste di collocamento ma la situazione del mercato del lavoro nella nostra provincia resta grave, gravissima. Lo certifica, appunto, i dati elaborati dal centro per l’impiego ed aggiornati al 30 settembre scorso. Vediamo i dettagli, a partire dalle iscrizioni.

Iscrizioni. Confrontando i dati con il 30 settembre 2012 si può notare una importante diminuzione di nuovi iscritti (-12,1%, un calo di 674 iscrizioni rispetto alle 5.554 del 2012), valore che si attesta leggermente maggiore per i maschi che non per le femmine. Il picco degli iscritti si trova nella fascia d'età che va dai 25 ai 34 anni (più femmine che maschi) mentre la seconda fascia delle iscrizioni si riferisce a soggetti tra i 45 e i 60 anni, dato e sintomo di un territorio con una forte instabilità occupazionale che colpisce non solo i giovani ma anche - e purtroppo – le fasce più vicine al pensionamento.

Avviamenti. Un calo anche per quel che riguarda gli avviamenti al lavoro, meno 6,4% (in numeri si passa dai 18.889 avviamenti del 30 settembre 2012 ai 17.672 di quest'anno) e se il dato maschile rimane stabile crollano invece le assunzioni femminili con una riduzione di 1213 posti di lavoro (-11,9%). Giugno e luglio si attestano come i mesi più fortunati per chi cerca un lavoro, un trend positivo che conferma come un'importante fetta del territorio provinciale continui a sopravvivere sul lavoro stagionale e sulle attività turistiche. La fascia d'età più alta degli avviamenti è quella tra i 45 e i 60 anni (percentuale principalmente composta da donne), bassa e sconfortante invece si attesta la fascia tra i 19 e i 24 anni d'età con appena un 12% sul totale degli avviamenti al lavoro.

Contratti. Il lavoro a tempo determinato continua ad essere la forma contrattuale più impiegata nei rapporti di lavoro (54,8%) seguita dal tempo indeterminato (14,9%) e da tutte le forme meno stabili e durature di lavoro, come il lavoro intermittente (6,8%) definito anche a chiamata - giudicato dalla Cgil come espressione massima della cancellazione della libertà del lavoratore - e generalmente diffuso nella ristorazione e nel terziario commerciale. Si registra un ridotto utilizzo dell'appredistato professionalizzante con un 5,2% sul totale degli avviamenti, dato che purtroppo riflette l'incapacità di avviare un percorso formativo serio e stabile per l'acquisizione, da parte del giovane apprendista, di strumenti e conoscenze utili alla professione.

Settori. Ristorazione e servizi di alloggio si attestano come i principali settori di avviamento al lavoro (17,9%), e se le donne sono principalemnte assorbite all'interno del settore istruzione, il manifatturiero e il settore delle costruzioni rimangono entrambe dimensioni fortemente orientate all'avviamento maschile.

Cessazioni.Purtroppo il dato sulle cessazioni dei rapporti di lavoro è l'unico dato in crescita. È visibile un'aumento del 4,3% delle cessazioni rispetto al settembre 2012 (687 rapporti di lavoro in meno rispetto ai 16.001 dell'anno passato) quota che colpisce esclusivamente gli uomini e che si concentra maggiormente all'interno del mese di settembre. Per quel che riguarda invece le cause delle cessazioni, oltre la metà sono determinate dalla chiusura automatica dei contratti a tempo determinato (52,5%) e dalle dismissioni (14,7%). Dati che in entrambi i casi colpiscono in modo equilibrato sia i maschi che le femmine e riguardano - per quasi la metà dei contratti - rapporti di lavoro molto brevi, principalmente compresi tra zero e tre mesi.

La fascia di età più colpita? Ancora una volta è la fascia più anziana a soffrire, il 29,2% delle cessazioni riguarda infatti soggetti tra i 45 e i 60 anni di età mentre, a livello di comparto, i settori più colpiti dalle interruzioni dei rapporti di lavoro si allineano con i dati sugli avviamenti: 17,8% nel settore ristorazione e servizi d'alloggio, 15,5% istruzione e 12,1% manifatturiero.

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