Il Tirreno

Ingegnere e geologo: il libro omaggio a un genio carrarese

Presentato il volume strenna della Cassa e Fondazione Crc Domenico Zaccagna fu allievo dell’architetto Antonelli

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CARRARA. Un genio poliedrico, distintosi in geologia, ingegneria, architettura ed insegnamento, sempre nel nome del nostro marmo, al punto da meritare, ancora in vita, un profilo biografico nell’enciclopedia Treccani.

Questo era Domenico Zaccagna (Carrara 1851-Roma 1940), grande concittadino a cui è dedicato l’omonimo volume strenna della Cassa di Risparmio di Carrara e della Fondazione Crc, curato dalla storica dell’arte Luisa Passeggia ed edito da Pierfrancesco Pacini.

Il libro è stato presentato alla Camera di Commercio in una manifestazione in cui, oltre alla curatrice, sono intervenuti anche Gino Mazzi, Alberto Pincione e Simone Caffaz, presidenti, rispettivamente, della Cassa di Risparmio di Carrara Spa, della Fondazione Crc e dell’Accademia di Belle Arti.

Si tratta di un’operazione culturale molto ricca ed approfondita, che, impreziosita dalle foto di Luigi Biagini, esplora tutta la vita ed il lavoro di Zaccagna, avvalendosi del contributo di ben 13 studiosi.

Oltre alla Passeggia, che ha curato l’intera opera e scritto diversi capitoli, hanno infatti collaborato al volume altri esperti: Marco Manfredi si è concentrato sull’attività culturale di Zaccagna e sulla sua direzione della scuola mineraria di Carrara, primo nucleo dell’attuale istituto del marmo; Michele Finelli ha studiato la missione esplorativa in Tripolitania, guidata dal carrarese nel 1914; Corrado Lattanzi si è occupato dello Zaccagna “artista-scienziato”; Sandra Berresford ne ha indagato l’attività di promotore di marmi apuani, sia in Italia che all’estero; Giovanni Massa, Paolo Conti e Luigi Carmignani quella di geologo; Federico Tognoni ha analizzato le celebrazioni post mortem di Zaccagna e l’intitolazione alla sua memoria dell’istituto tecnico commerciale cittadino; Ines Berti e Giuseppe Cannilla hanno ricordato gli interventi di tutela e valorizzazione del Fondo Zaccagna, donato dai suoi eredi all’Accademia e comprendente circa 15mila pezzi; il carteggio dell’ingegnere apuano è stato invece esaminato da Paola Cervia e Francesca Frugoni.

Un libro importante e necessario, dunque, che rende giustizia ad un grande italiano troppo a lungo dimenticato dalla sua città.

«Zaccagna -ha spiegato la professoressa Passeggia- ebbe probabilmente a pagare l’adesione al fascismo, da cui non poté distaccarsi, ma al quale non fu strettamente obbediente, ritrovandosi già in vita emarginato».

La curatrice ha esposto le tappe più rilevanti della carriera dell’ingegnere-geologo, come i suoi studi universitari a Torino, sotto la guida di Alessandro Antonelli, l’architetto che concepì la Mole Antonelliana; il perfezionamento all’Ecole de Mines a Parigi, dove risultò primo degli studenti stranieri; i progetti per l’attuale sede centrale della Crc e l’ampliamento della chiesa di piazza Menconi a Marina; l’invenzione di macchinari innovativi come il “frollone”, usato per levigare lastre di marmo; la realizzazione di numerosi laghi artificiali e l’apertura di bacini marmiferi.

«Il marmo -ha concluso la studiosa- è il filo rosso che collega e uniforma la poliedrica attività di Zaccagna».

David Chiappuella

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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