Sicurezza
I renziani bussano alle porte del Pd e chiedono la svolta
Dell’Ertole: il segretario allinei il partito ai risultati del voto e l’amministrazione faccia i conti con la nuova realtà
MASSA. «Matteo Renzi è il nuovo segretario di partito, quindi anche il Pd locale deve allinearsi scegliendo la via del cambiamento».
A una settimana dalle primarie del Partito democratico, che hanno “incoronato” Matteo Renzi alla segreteria e hanno visto vincere il sindaco di Firenze anche a Massa con il 62,10% dei voti, arrivano puntuali le richieste dei renziani. D’altronde quei 3.080 voti (su un totale di 4.973) che Renzi ha ottenuto su Massa non potevano passare inosservati, tanto che ieri mattina i suoi sostenitori hanno voluto mettere i puntini sulle “i” dettando quelle che dovrebbero essere le linee guida del “nuovo” partito a livello locale.
Ad esporle, durante una conferenza stampa ieri mattina nell’aula consiliare, è Dina Dell’Ertole, uno dei due consiglieri renziani in consiglio (l’altro è Giacomo Bugliani), accompagnata da due giovani democratici: Alfredo Soldani, iscritto al Pd e Martina Ricci, non iscritta, ma elettrice.
Classe 1959, consigliere comunale già della Margherita e poi assessore al personale nella giunta Neri, rimasta fuori dai giochi nel 2008 e rientrata in aula quest’anno con il passaggio ad assessori di Carioli e Berti, Dina Dell’Ertole, non è un volto nuovo della politica massese. È sotto processo, con l’accusa di peculato, insieme ad altri tre ex assessori, per l’uso personale che i quattro - questa l’ipotesi del pubblico ministero - avrebbero fatto del cellulare fornito loro dal Comune per l’assolvimento di compiti istituzionali. Anche se le cifre loro contestate sono esigue.
La Dell’Ertole parla di cambiamento all’interno del partito, anche generazionale, in linea quindi con la tanto decantata rottamazione renziana. Rottamazione che lei, però, chiarisce «non dipende dalla carta di identità, né tanto meno dagli anni all’interno di un partito, ma da un modo di operare. Io oltretutto - continua - non ho mai ricoperto ruoli di privilegio. Sono sempre stata una spingitrice di carro, alla base e mai al potere, quindi quando si parla di cambiamento, il riferimento è a chi esercita il potere da tempo». Anche la questione del rinvio a giudizio non sembra cozzare con le idee del nuovo segretario: «Anche Stefano Bonaccini - commenta la consigliera - che era il coordinatore della campagna elettorale di Renzi è stato prosciolto da un’accusa due giorni prima delle primarie. Cosa doveva fare Renzi? Licenziarlo? Un rinvio a giudizio non vuol dire nulla».
In ogni caso il messaggio lanciato da Dell’Ertole è chiaro: Renzi ha vinto, lui è il nuovo segretario di partito e il Pd di Massa non può girare la testa dall’altra parte, ma deve attuare dei cambiamenti che lo mettano “in regola”. Come? Anzitutto fare un partito di elettori e non di iscritti: facce nuove, eliminare correnti e trainare l’amministrazione nelle decisioni.
Il dito è ovviamente puntato in primis sul segretario comunale del partito democratico, Adriano Tongiani: «Oggi - continua la Dell’Ertole - non esistono più renziani o cuperliani. Esiste un partito, che è il Pd, quindi Tongiani deve riallineare quello che è stato il voto dei circoli con quello che è il risultato delle primarie. E l’amministrazione - aggiunge ancora - deve fare i conti con questa realtà. Non vogliamo - puntualizzazione avanzata nei giorni scorsi anche dal renziano Giacomo Bugliani - walzer di poltrone, vogliamo solo - e la Dell’Ertole conclude - che la giunta sia operativa e determinata».
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