Il Tirreno

Tassa marmi, conto salato da 4 milioni

Quasi conclusi gli onerosi rimborsi legati alla sentenza dell’Europa, in compenso sono triplicate le entrate per gli affitti

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CARRARA. Saldato il conto salatissimo con Alimac, a cui spettano 792 mila euro, il Comune di Carrara dovrà ancora pagare circa 568 mila euro per chiudere il capitolo dei i rimborsi della Tassa marmi, costati in tutto oltre 4 milioni di euro.

Intanto qualche piccola consolazione arriva dall’Ufficio Patrimonio, che negli ultimi 2 anni ha raddoppiato il gettito proveniente dalla riscossione degli affitti dalle proprietà del municipio.

Quindi, ancora 568 mila euro, più interessi, e poi il Comune di Carrara avrà terminato di pagare i rimborsi sulla Tassa Marmi: il difficile e oneroso capitolo innescato dalla querelle legale con le aziende del marmo sembra avviato verso una conclusione, destinata a lasciare però un segno profondo sulle casse del municipio.

Le 60 aziende del settore che, sulla scia della sentenza con cui la Corte Europea nel 2004 aveva dichiarato illegittima la tassa marmi, avevano presentato richiesta di rimborso, inanellando una serie di vittorie legali schiaccianti nei confronti del Comune, hanno ricevuto quasi tutte quanto era loro dovuto: tra gli ultimi rimborsi che partiranno da Piazza Due Giugno c’è quello a beneficio di Alimac, uno dei più ingenti, che dovrebbe essere licenziato dal consiglio comunale già nella seduta della prossima settimana.

Un “conto”, quello che verrà pagato alla società nata dalla fusione di Aliboni granulati e Macchiarini granulati, che ammonta a 792 mila euro e risulta uno dei più “salati” pagati in questi anni.

Per chiudere definitivamente questa vicenda, secondo i calcoli dell’ufficio legale, restano da rimborsare ancora 568 mila euro più interessi: una tranche tutto sommato contenuta, se si pensa che, finora, piazza Due Giugno ha già erogato alle aziende ricorrenti, 4 milioni di euro.

In tutto, quindi, la Tassa Marmi è costata al Comune circa 5 milioni di euro: una cifra imponente, certo, per una realtà come quella di Carrara ma che, secondo l’opposizione, potrebbe essere compensata nel corso di un solo anno, sottoponendo i Beni Estimati alla medesima tassazione degli altri agri marmiferi.

In attesa di sapere se il nuovo Regolamento allo studio dell’amministrazione riuscirà in questa impresa, qualche notizia confortante, in termini di bilancio, arriva dal settore Patrimonio: le cifre, è bene sottolinearlo, sono decisamente più contenute rispetto al totale dei rimborsi della Tassa Marmi ma quanto meno, si parla di entrate in aumento.

Il gettito derivante dalle riscossioni degli affitti sulle proprietà del municipio è più che raddoppiato nel giro di soli tre anni, passando dai 230 mila euro del 2011, ai 365 mila euro del 2012, fino ai 480 mila euro di quest’anno.

«E’ un risultato molto importante perché raggiunto con il pochissimo personale che abbiamo a disposizione e frutto non tanto di un aumento dei canoni di locazione, ma soprattutto del recupero delle quote dei morosi» ha spiegato il dirigente del settore Patrimonio Alessandro Mazzelli, sottolineando tutte le difficoltà dell’impresa.

Dai tanti inquilini morosi, alle resistenze sull’aggiornamento dei canoni di locazione, sono tante le vicissitudini che hanno dovuto affrontare i dipendenti del comune.

Un caso su tutti è quello del distributore Erg di viale Zaccagna, installato su una proprietà del municipio: l’inquilino del primo piano, moroso da 10 anni, ha lasciato l’immobile e dovrà rispondere, in tribunale, di 25 mila euro di arretrati; i gestori del distributore, ai quali dopo una perizia era stato proposto un aumento del canone di locazione da 4800 a 7500 euro all’anno, hanno preferito lasciare tutto e chiudere i battenti.

Contro di loro il Comune ha intentato una causa davanti al Consiglio di Stato per chiedere il ripristino dell’immobile, “modificato” per ospitare il distributore.

Insomma, in commissione consiliare bilancio sono state illustrate due vicende ben diverse rispetto alle casse comunali. Tornando alla tassa marmi, la stangata di fronte alla Corte Europea di Giustizia sarebbe stata sicuramente meno onerosa se con la legge 78-98 e con la sentenza della Corte Costituzionale, le amministrazioni del passato avessero subito ridotto il “peso” della tassa marmi rispetto ai canoni concessori e di contributo ambientale. Ormai è andata: vedremo, come è stato sottolineato, se in tempi ragionevolmente brevi entreranno nella fiscalità dei canoni concessori i beni estimati: con i valori medi di oggi, porterebbero circa 3,5 milioni di euro l’anno nelle casse cittadine. (c.ch.)

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