Il Tirreno

Spintoni, grida e rabbia Code infernali a Master

di Chiara Sillicani
Spintoni, grida e rabbia Code infernali a Master

Poco dopo le dieci del mattino ci sono ancora 300 persone in attesa E qualcuno telefona alla segreteria del sindaco: io non pago un centesimo

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MASSA. È ancora buio: poco traffico, semafori spenti, famiglie assonnate alle prese con la colazione. Eppure un angolo della città è già in fermento: sono da poco passate le sette e in via Simon Musico beccare un posto auto è un’impresa. La porta di Master è chiusa, non è ancora orario di lavoro, ma, i contribuenti, quelli, ci sono già. A decine. Cartellina sotto braccio, sono pronti al testa a testa: convinti di aver ricevuto una bolletta “impazzita”, non sono disposti a metter mano al portafogli e a pagare la terza rata Tares, quella di conguaglio.
Una folla arrabbiata. E mentre lentamente la città inaugura una nuova mattina di lavoro, alla sede della società di riscossione arrivano in centinaia. Alle nove e mezza quasi 300 persone aspettano di far valere le proprie ragioni. Tante, così tante che il corridoio non le contiene: scene da girone dantesco. Perché se qualcuno attende sommessamente, con lo sguardo di chi si è già arreso all’idea di pagare, non manca la teatralità: spintoni, grida, lamentele. Tutto condito da una buona dose di qualunquismo e antipolitica. C’è chi “pesca” il cellulare dalla borsa e si sfoga con la segreteria del sindaco.

Per prendere il biglietto, quello che “certifica” l’ordine di arrivo, tocca raggiungere la porta degli uffici. Pochi metri, ma un vero percorso ad ostacoli. Gli impiegati fanno possibile ed impossibile: il cartellone digitale su cui scorrono i numeri non c’è, tocca a loro chiamare a gran voce chi finalmente accede agli uffici. Aprono uno sportello in più, cercano di metter pace tra i contribuenti, invitano al rispetto reciproco, ma - inutile negarlo - sono un baluardo, costretto a raccogliere rabbia e sfoghi.
Addio a mezza pensione. In coda c’è Massimo Briglia: dentro manca l’aria, aspetta fuori il suo turno. Fa capolino ogni tanto, per verificare che non tocchi a lui. È in fila per sua madre. Vive, sola, in una casa popolare: «Fino al 2012 - racconta il figlio - ha pagato 98 euro l’anno. Adesso è arrivata la botta da 388 euro. Una cifra altissima per una donna che conta soltanto su 700 euro di pensione Se paga la Tares - é la domanda - come fa a tirare avanti?».
Ristorante e sgravi. Silvia Mordini non si nasconde dietro un dito e ammette: «Io la Tares non la pago». È la titolare del ristorante Il Salice, lungo via Capannelle. L’anno scorso la spazzatura le è costata 1.100, adesso ne deve sborsare - tra acconti e conguaglio - circa 3mila: «Ho sempre contato, visto che il mio locale è in montagna, su uno sgravio del 50%. Magari quell’agevolazione esiste ancora, ma per averne diritto sono costretta a venire qui. Vedo entrare decine di persone che escono scoprendo di poter usufruire di una riduzione. Bene - è la riflessione conclusiva - chi qui non viene allora rischia di pagare oltre il dovuto? È poco incoraggiante, senza dimenticare che ho ricevuto il modello F24 giovedì pomeriggio». È così arrabbiata Silvia che chiama la segreteria del sindaco e si concede uno sfogo.
Casa disabitata ma Tares cara. Vive ad Ameglia Bruna Bonfigli. A Massa è rimasta la casa dei suoi genitori. Lì non abita nessuno, ma le utenze ci sono: «Non si sa mai, acqua e luce potrebbero servire in caso di lavori». Così per il Comune l’immobile risulta seconda casa e scatta il calcolo presunto: «L’abitazione è vuota da sei anni, non solo - aggiunge Bruna- gli uffici hanno calcolato la Tares su 138 metri, la superficie, invece, è di 91 metri». Difficile che Bruna possa saperne di più: alle 10,15 gli impiegati tolgono il dispenser dei numeri. Ci sono oltre 300 persone, per rispondere a tutte non basterà il pomeriggio.
La Tares arriva, ma la casa è venduta. La casa è stata venduta e a provarlo c’è il contratto. Eppure è come se quell’atto notarile non esistesse: a Salvatore Della Pina è arrivata la Tares per la quota dell’abitazione di cui era proprietario. Per il Comune è tutto come prima: «Non solo - rincara - hanno pure calcolato tre residenti».

Tutti quelli che aspettano ancora la bolletta. Saremo anche un paese di furbetti, ma i contribuenti onesti ci sono eccome. In coda anche loro: non hanno ricevuto l’avviso per il pagamento Tares e non vogliono commettere errori. Riccardo Mori arriva agli uffici della società di riscossione quando i numeri non sono più erogati: il titolare dell’officina per cui lavora in cassetta delle poste non ha trovato nulla. E adesso spera di sapere quanto deve pagare, ricordando agli uffici che alla sua attività commerciale - come a tutte quelle del settore - spetta uno sgravio del 30%. Ma Riccardo torna a casa con un pugno di mosche.

Quadro davvero complicato: la normativa nazionale non aiuta, lo Stato impone termini stringenti e al Comune tocca metterci la faccia. Ma - responsabilità a parte - al contribuente rimane addosso una spiacevole sensazione: quella di essere davvero l’ultima ruota del carro.

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