La manifestazione
La casa non si fa, ma l’Imu arriva
«Sul mio terreno non posso posare un mattone, ma pago come fosse edificabile»
MASSA. È un pesce fuor d’acqua ieri mattina. Franca Leverotti, docente universitaria e nota ambientalista, è agli uffici di Master, ma non è in coda - e questa la distingue dalle centinaia di persone in attesa - per la contestata Tares: a lei il modello F24 non è neppure arrivato. Alla società di riscossione vuole porre un altro quesito, non meno impegnativo. E l’argomento è l’Ici, l’imposta comunale sugli immobili, sostituita ora dall’Imu (imposta municipale unica). Alla professoressa il Comune chiede di pagare per alcuni terreni di proprietà a Ronchi. E fin qui tutto liscio. Calcola, però, l’importo - spiega Franca Leverotti - considerando quei terreni edificabili con conseguente innalzamento dell’aliquota e, quindi, della cifra da versare: «A Ronchi - prosegue la professoressa - dal 1990 non si edifica e non si può costruire, nei fatti i terreni di mia proprietà sono inedificabili e come tali devono essere considerati al momento del calcolo Ici».
Lei ha pagato, appunto, attenendosi a quel principio e adesso l’amministrazione le presenta il conto. Ha versato meno e pretende migliaia di euro: «L’amministrazione deve definire la situazione una volta per tutte. Impossibile che i terreni a Ronchi rimangano nel limbo e che i proprietari siano costretti a pagare come se fossero liberi di costruire. Non ho intenzione di versare quanto mi viene chiesto, sono pronta ad andare di fronte al tribunale amministrativo ».
Qualcuno, a pochi metri di distanza, sente e si fa avanti. Situazione simile: terreno su cui non può costruire, ma paga tasse salate. Insomma, Franca Leverotti non è l’unica alle prese con il problema.
(C.S.)
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