Sicurezza
Conto in banca svuotato, testa a testa tra pm e legali
Il pubblico ministero chiede di inviare gli atti all’ordine degli avvocati l due professionisti contestati: siamo sereni, abbiamo agito correttamente
MASSA. Il pubblico ministero Rossella Soffio chiede il processo. La tesi dell’accusa è che quei nove indagati (a cui si aggiunge anche una società) siano, a vario titolo, coinvolti nella sottrazione di oltre un milione di euro dal conto corrente di una risparmiatrice. La decisione ora è nelle mani del giudice per l’udienza preliminare e i tempi sono stretti perché il 4 gennaio scadono le misure cautelari (arresti domiciliari e obbligo di dimora) disposte dal gip a carico di alcuni indagati. Ieri mattina è attesa la decisione del giudice su eventuali rinvii a giudizio o archiviazioni; l’udienza, invece, si chiude senza l’atteso verdetto: se ne riparla il 23 dicembre.
In aula, però, qualcosa accade: il pubblico ministero chiede al giudice di deferire al consiglio dell’ordine due avvocati. E il giudice Guerello accoglie l’istanza. I due legali, chiamati adesso a fornire spiegazioni all’ordine, sono Giuliana Feliciani e Rinaldo Reboa. La vicenda ha contorni tecnici. I due avvocati sono difensori (in realtà la Feliciani non lo è più) di Marco Lucchesi, il funzionario di banca coinvolto nella vicenda. Ieri mattina non sono in aula: Rinaldo Reboa fa avere un certificato e invia a sostituirlo il collega Alessio Menconi. Lunedì è stato dal medico e gli ha prescritto tre giorni di riposo. La collega non c’è perché - come spiega - ha rinunciato alla difesa del cliente «nei modi e tempi previsti dalla legge».
Per il pubblico ministero, invece, i due avvocati sono deferibili per abbandono della difesa, insomma per non aver garantito assistenza in aula al Lucchesi. E Alessio Menconi - questa la tesi del pm - avrebbe non funzione di sostituto, ma il compito di presentare, per conto del collega, il certificato medico di cui peraltro Rossella Soffio contesta la validità: i tre giorni decorrono da lunedì - è la sua tesi - e il certificato è valido quindi fino a mercoledì, non lo è ieri mattina. Questioni tecniche, dicevamo, anche se - si intuisce - l’idea del pm è che in ballo possa esserci un “artifizio” giuridico volto ad un rinvio dell’udienza e quindi alla scadenza dei termini per le misure cautelari. Tradotto: qualche giorno di libertà per gli indagati ai domiciliari (tra cui lo stesso Lucchesi). La versione dei legali chiaramente è tutt’altra. Reboa si dice pronto «alle opportune contromisure. Vedremo se la richiesta, infondata, sia censurabile dagli organi competenti». Poi spiega di aver garantito piena assistenza legale al suo cliente: «Il certificato era valido e in ogni caso, anche se non lo fosse stato, ho conferito mandato all’avvocato Menconi che, come prevede la legge, mi ha sostituito. Non temo assolutamente il consiglio dell’ordine sono certo che procederà all’archiviazione».
Giuliana Feliciani garantisce, da parte sua, di non essere stata in aula perché ha rinunciato al mandato. Per il pm quella rinuncia avrebbe dovuta essere notificata al cliente. L’avvocato assicura che «il Lucchesi ha ricevuto il dovuto preavviso e - aggiunge - avrei potuto rinunciare, per legge, anche durante l’udienza, l’ho fatto, invece, in piena correttezza, nei giorni precedenti». Versioni discordanti, quindi. Il risultato è un rinvio e l’ingresso di un nuovo soggetto: l’ordine degli avvocati che riceverà tutti gli atti relativi all’udienza di ieri mattina.(C.S.)
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