Italia
«Era bello vivere a Quartiere Matteotti»
L’odissea di una 82enne aullese da due anni fuori casa e ancora in attesa di ricevere un alloggio popolare
AULLA. Ha 82 anni la signora Rita Venturini. Occhi vispi e una mente lucida.
Davanti a lei è passata la storia della Lunigiana e della sua Aulla.
L’ha vista bombardata e ricostruita, ha visto la gente darsi da fare per rimettere le cose in sesto dopo che la guerra aveva tolto tutto a tutti. E’ per questo che quando parla della sua vicenda i suoi occhi si intristiscono, si ricoprono di un velo di amarezza, quegli stessi occhi hanno vissuto i giorni terribili dell’alluvione del 2011 e ancora oggi lei paga per quei nefasti eventi.
Da sempre la signora viveva nel Quartiere Matteotti, sin dall’immediato dopoguerra: «Mio padre - racconta l’anziana signora - Elminio Venturini è stato il primo a cui hanno consegnato le chiavi dell’appartamento in questo stabile. Di lì in avanti ho sempre vissuto in quella casa, non l’ho mai lasciata. E non volevo lasciarla neanche dopo l’alluvione».
Durante l’emergenza tutte le famiglie che vivevano nell’edificio sono state fatte evacuare, ma lei ha continuato a resistere, alemeno finchè ha potuto: «Dopo l’alluvione se ne sono andati tutti, dicevano che il condominio non era sicuro. Io vivevo al terzo piano e quindi grossi danni non li ho avuti. Sono rimasta nel mio appartamento sino a metà Novembre. Ma hanno voluto per forza portarmi via. Mi hanno fatto lasciare l’abitazione di notte, con la forza, c’erano i carabinieri e la protezione civile che continuavano a dire non è sicuro, c’è il rischio che crolli. Io non volevo andarmene, ma mi hanno fatto vestire e mi hanno portato via».
Inizia di qui l’odissea della signora Venturini, un’odissea che dura da due anni. Ospitata prima da un figlio, poi dalla nipote ed infine da un altro figlio, presso il quale risiede a Stazzone, frazione di Bagnone. La signora da tempo è affetta da diabete e da problemi vascolari che le impediscono i movimenti. «Ho pregato tanto di avere di nuovo un letto, dormivo male, visto che le case in cui sono stata ospitata sono piccole e mi sono dovuta accontentare di un divano. Vorrei tornare nella mia casa, lì ho tutto i miei ricordi, la mia vita, i miei vestiti. Sono due anni che non rientro nell’appartamento e vorrei tanto poter accedere allo stabile per prendere ciò che è mio».
Nel corso di questi 24 mesi ha più volte interpellato il Comune per avere notizie ma nessuno ha saputo rispondere alle sue domande «mi dicevano di stare tranquilla, che tutto si sarebbe risolto ma ad oggi ancora non ho una risposta certa».
Rita Venturini lamenta la distanza che si è creata tra cittadino ed istituzioni, un vuoto che pare non riuscire a colmarsi, ma non perde la speranza, dando prova di spirito indomito, come tutti quelli che nella loro vita sono avvezzi a combattere contro le avversità «io ci spero, lo sa, – dice – che si trovi una soluzione, rimango ottimista. Sono in attesa delle case nuove che dovrebbero costruire dove c’è la stazione vecchia, ma a quanto ho sentito ci sarebbero dei residui bellici che impediscono l’edificazione. Ma non perdo la speranza, anche se sono stata presa in giro, anche se non sono riusciti a trovarmi un mini appartamento, io non desisto, resto fiduciosa che questo disagio possa essere lenito».
Casa, dolce casa. Un detto che l’anziana ex residente di Quartiere Matteotti ripete da tempo.
Cristiano Borghini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
