Il dolore
Presi sull’A12 tre rapinatori di banche
Operazione congiunta della Stradale di Viareggio e Brugnato dopo il colpo effettuato a Lucca
SARZANA. Arrestati tre rapinatori grazie all’operazione condotta in parallelo dalla Polstrada di Viareggio e di Brugnato, rispettivamente dirette dal sostituto commissario Ripa e dall’ispettore superiore Raso.
E’ infatti durata poco più di mezz'ora la fuga dei banditi che alle 9,15 di ieri mattina hanno fatto irruzione all'agenzia della Banca del Monte a Lucca. I pendolari del crimine - specialisti delle rapine che partono da Torino per svaligiare le banche - finiscono in trappola grazie al sincronismo perfetto della polizia e alla segnalazione tempestiva di un cliente dell'istituto di credito che vede uscire di corsa dall'edificio due uomini con il volto travisato che salgono su un'auto e riesce a memorizzare il numero di targa e a fornirlo alla centrale operativa della questura.
Per la banda della Mole il destino è segnato. Volante, Mobile e polizia stradale con la sottosezione di Viareggio e quella di Brugnato controllano l'Audi A3 grigiometalizzato dei malviventi: dal momento in cui entrano al casello di Lucca Ovest (ore 9,20) al momento in cui la berlina viene agganciata da una pattuglia nella zona dell'area di servizio Versilia e sino alla manovra a tenaglia che al chilometro 93 dell'A12 a Vezzano Ligure li costringe a fermarsi e a constatare che il loro piano è fallito e che il loro futuro immediato passa dal carcere.
Pendolari delle rapine. In manette finiscono tre professionisti del crimine: Massimiliano Verterano, 25 anni, origini calabresi, ma residente da generazioni a Torino; Annibale Veneruso, 27 anni, nato ad Avellino, ma anche lui trapiantato da tempo nel capoluogo piemontese e Davide Nardi, 35 anni, torinese, l'unico neofita delle rapine (precedenti per reati contro il patrimonio) che per gli inquirenti era il palo della banda e si trovava alla guida dell'auto tedesca di proprietà di uno dei malviventi. Prove schiaccianti. L'arresto si perfeziona in territorio ligure e dopo la convalida il pubblico ministero di La Spezia trasmetterà gli atti al sostituto procuratore Piero Capizzoto titolare dell'esercizio dell'azione penale visto che il reato di rapina è stato commesso nel territorio lucchese. Le prove a carico dei tre malfattori sono schiaccianti. Nell'auto è stata ritrovata parte della refurtiva (circa 11mila euro visto che gli altri 5mila 900 euro erano stati perduti dai malviventi all'ingresso dell'istituto di credito nei momenti di concitazione immediatamente precedenti alla fuga) e gli oggetti usati per il travisamento: il passamontagna tipo Mephisto, la parrucca e i guanti in lattice per non lasciare impronte.
Inoltre nell'auto c'erano cacciavite, forbici, tronchesi e un accendino. Tutto materiale sequestrato. Il cutter usato per minacciare il direttore, gli impiegati e i clienti è stato recuperato dagli agenti non molto distante dall'istituto di credito preso di mira. Come se non bastasse tra le banconote rubate c'era anche una mazzetta che era stata fotocopiata dalla banca in precedenza. I numeri di serie corrispondono perfettamente a quelli ritrovati.
Nell'abitacolo dell'Audi c'erano anche due ovuli di cocaina e alcuni grammi di hashish oltre a vestiti e indumenti di ricambio. Infine - ennesima riprova dell'impossibilità di un errore di persona - le immagini delle telecamere all'interno dell'istituto di credito che immortalano i due banditi con gli stessi indumenti con cui sono stati arrestati.
Analogie con colpi passati. Gli inquirenti adesso stanno effettuando controlli mirati per capire se vi possano essere analogie tra la rapina scoperta e altre avvenute negli ultimi anni in Lucchesia e Versilia.
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