La manifestazione
«Ce li hanno uccisi un’altra volta»
Delusione tra i parenti, momenti di tensione con legali e famigliari degli imputati
MASSA. Delusione, rabbia, sconcerto: provano questo le famiglie di quei defunti cremati al cimitero di Mirteto e finiti nello scandalo, durato per anni e oggi concluso con una sentenza che non li soddisfa.
«Ci aspettavamo la condanna del Comune – dichiarano i parenti appena fuori dall’aula del Tribunale, dopo aver ascoltato la sentenza che, in pratica, assolve il Comune di Massa, nella persona di Renzo Fialdini, dalle responsabilità dei fatti che avvenivano all’interno del cimitero – ; il comune avrebbe dovuto vigilare, controllare, difendere e tutelare i suoi cittadini e i suoi defunti. Ma non lo ha fatto». A parlare, con gli occhi sempre lucidi dalla commozione, è Natalina Menchelli, presidentessa dell’associazione nata per la tutela e la dignità dei defunti di Mirteto. «Auguriamo a tutti questi signori di trascorrere un Natale come quello che passeremo noi. Noi siamo condannati a vita, loro no. Loro sono innocenti o colpevoli solo in parte. Ma esisterà un’altra condanna per loro, quella di Dio. Dove non arriva la giustizia italiana arriveranno le mie preghiere. Perché sa- continua- io prego ogni notte per mio marito, senza sapere dove si trovino le sue ceneri adesso e senza avere un punto di riferimento. Ma prego e otterrò giustizia divina».
120 famiglie costituitesi parti civile e unitesi nell’associazione nata dopo lo scandalo delle false cremazioni: «Abbiamo partecipato ad ogni udienza – dicono a margine della sentenza – e ce lo aspettavamo un trattamento così. Hanno portato questo processo allo sfinimento». «I nostri cari defunti? Li hanno uccisi per l’ennesima volta – continua la Menchelli – senza rispetto, senza pietà. Noi pretendevamo una condanna più esemplare, che fosse d’esempio per tutta l’Italia. Invece questa non è una sentenza è uno scempio, proprio come hanno scempiato mio marito e tutte le altre vittime di questa storia. Li hanno deturpati ancora».
Non c’è pace per i parenti dei defunti cremati insieme in quel forno, tra i corpi ammassati e la produzione di ceneri multiple che poi finiva nelle urne. Così aspettano fuori dall’aula del tribunale che escano quelli che ritengono corresponsabili del loro dolore: gli avvocati di Renzo Fialdini e quelli del comune, costituitosi parte civile nella vicenda e che, al contrario delle famiglie, verrà risarcito. «Al danno pure la beffa, anche se noi avremmo dato tutti i soldi in beneficenza, qualora ne avessimo ricevuti da questa disgrazia».
Infine, alcuni dei parenti si incontrano viso a viso con l’avvocato Martini, con l’avvocato Iacopetti e con la famiglia di Renzo Fialdini, che aveva assistito all’ultima udienza. Non mancano momenti di tensione, qualche scambio di frasi pungenti con i famigliari, apprezzamenti pesanti agli “avvocati del diavolo” come sono stati definiti. I legali, con grande serietà, hanno esposto il fianco alle critiche senza replicare.
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