Il Tirreno

«Al cimitero fanno di tutto» La confidenza all’Arma

«Al cimitero fanno di tutto» La confidenza all’Arma

Era la fine del 2006 quando arrivò la prima denuncia alla stazione dei carabinieri L’ipotesi era la compravendita di bare, poi con video e intercettazioni l’orrore

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MASSA. L’operazione Amen, che ha scoperchiato l’orrore del Mirteto, è iniziata dal basso. Da quelle voci di chi abitava vicino al cimitero che volevano che tra loculi e tombe interrate ci fosse qualcosa di losco. La gente parlava di compravendita di bare, di luci accese negli uffici dei guardiani anche a notte fonda. In città se ne discuteva come se fosse cosa risaputa, fino a quando, alla fine del 2006, un confidente dei carabinieri raccontò quelle dicerie alla stazione dell’Arma di Massa. L’ipotesi fu quella di una compravendita di bare, che invece di essere bruciate venivano rivendute e poi riutilizzate. Il sostituto procuratore che si trovò il fascicolo sulla scrivania, Federico Manotti, decise di vederci chiaro procedendo però contro ignoti perché in quel momento non c’era uno straccio di prova contro nessuno.

Le intercettazioni. Passano pochi mesi e la macchina è già in moto. Tra gennaio e aprile vengono installate le telecamere e intercettate le prime persone. Sono gli operai di Euroservizi, quelli che avevano tutto l’interesse a recuperare quello che in realtà dovevano distruggere. Per denaro. Invece l’obiettivo posizionato nella stanza dell’impianto inceneritore mostrò quale era la realtà dei fatti: corpi buttati nelle fiamme a due e due. Nessun rispetto per quelle salme e un via vai di ceneri e urne che sembrava uscito dalla sceneggiatura di un film horror di pessima qualità.

Il blitz. Visti i filmati gli inquirenti si sono anche posti il dubbio: meglio intervenire subito oppure raccogliere più indizi possibile? Fu scelta la prima ipotesi, anche perché c’era il reato di vilipendio di cadavere da scongiurare. La mattina del 3 maggio 2007 le pattuglie entrarono nel camposanto facendo stridere la gomma degli pneumatici: c’erano gli uomini del nucleo operativo di Massa e i Nas di Livorno del luogotenente Antonio Filieri e del tenente Fedele Verzola. Proprio i Nas dissero sconcertati di non aver mai visto nulla di così sconvolgente. Quel blitz oltre alle manette ai polsi di Enzo Pucci, l’operaio di turno colto in flagranza di reato, servì anche ad accertare la presenza di una dozzina di salme che nei registri risultavano cremate e che invece era stipate in un anfratto dello sgabuzzino dove si cambiavano i dipendenti. Di quelle salme quattro sono ancora sotto sequestro e conservate in un container frigo perché non si riesce a dare loro un nome preciso. I militari trovarono condizioni igieniche a rischio e una gigantesca quantità di ceneri (umane) nascoste in un sotterraneo dello stesso cimitero: qualcosa come 500 chili di polvere. Il forno venne sequestrato e rimase indisponibile oltre due anni, perché deficitario di alcune carte amministrative.

Gli arresti. Il 12 agosto 2007 i primi arresti eccellenti: Renato Alibani, titolare, all’epoca dei fatti, della società Euroservizi di Avenza (Carrara) che gestiva in appalto i servizi cimiteriali di Massa; Renzo Fialdini, funzionario del Comune di Massa (colui che doveva controllare la correttezza delle procedure), all’epoca responsabile dell’Ufficio cimiteri; Augusto Calzetta, un notissimo ex ufficiale dei carabinieri che per anni ha comandato il nucleo operativo dell’Arma a Massa; otto fra impiegati e operai della Euroservizi. Agli arresti domiciliari un dipendente del cimitero di Pisa, Luciano Del Sarto e il titolare di un’impresa funebre di Serravezza: Renzo Paladini. L’accusa - ma non per tutti - era di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e “dispersione e sottrazione di ceneri di defunti”. Per alcuni è scattata anche l’imputazione di corruzione, peculato, falso in atto pubblico. Per altri l'accusa era di truffa. Nei confronti di Augusto Calzetta, tenente colonnello, personaggio conosciutissimo a Massa, l’accusa era di concorso esterno nell’associazione a delinquere e favoreggiamento: per avere cercato di depistare e ostacolare le indagini dei suoi stessi ex colleghi. Indagate anche altre dodici persone (in stato di libertà).

Disotterati i campi. In cerca di corpi le forze dell’ordine avevano anche lavorato a lungo nei campi del cimitero. E avevano fatto le loro scoperte: c’erano perfino dei feti e la carcassa di un cane che doveva essere smaltito diversamente. I carabinieri, scavando con la ruspa attorno al campo 22, avevano visto spuntare feti umani: corpicini che potevano avere una ventina di settimane. Erano i resti di aborti che dovevano essere altrove, invece erano stati buttati via senza alcuna sensibilità. C’erano pure le body bag con i cadaveri che si pensavano già cremati: l'operaio di Euroservizi indicava ai militari dove scavare e bastava smuovere il terreno per vedere i resti saltare fuori. Ma la storia più brutta in tutta questa vicenda è stata la bimba di sette anni di origini sarde gettata via come immondizia: «Buttala lì, tanto per quello che serve», era stato l’ordine a un dipendente.

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