Il Tirreno

Poche infermiere, il reparto è in rivolta

Poche infermiere, il reparto è in rivolta

Ortopedia, Urologia e Otorino al collasso: «Siamo obbligate a lasciare i pazienti senza assistenza per lunghe ore»

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MASSA. Diciotto infermiere. Più le operatrici socio sanitarie. Ovvero: sottorganico. Stiamo parlando del multireparto dell’ospedale di Massa Ortopedia, Urologia e Otorino. Un reparto con 32 posti letto, a questi nel fine settimana si aggiungono i pazienti che arrivano dalla week surgery. Insomma, nessuna possibilità di prendere respiro per chi ha il compito di assistere i malati. E così il personale non medico - insieme a quello dell’altro multireparto composto da Medicina donne e Nefrologia - ha firmato all’unanimità una lettera chiedendo di essere spostato in un’altra area dell’azienda sanitaria. Motivando: «Non siamo sicuri di poter svolgere le nostre mansioni correttamente e siccome dai nostri errori dipende la vita delle persone pretendiamo di non tornare a casa tutte le sere con questo cruccio». I sindacati, per ora, a parte la Cisl, nicchiano. Ma la missiva è già arrivata in direzione. Risultato? Nessun tavolo di trattativa fissato a breve. Nel 2014 chissà.

Ma il problema è attuale: le infermiere, così come le oss, non riposano le ore adeguate tra un turno e l’altro. Ogni infermiera deve farsi carico di una decina di pazienti e il sistema va in cortocircuito al minimo intoppo. Bastano due malati problematici (a ortopedia stiamo parlando di anziani che sono pressoché tutti allettatti) e le attese si prolungano all’infinito. Un esempio? L’altra mattina le colazioni sono state somministrate (a chi non era autosufficiente) alle undici. Tre ore dopo il previsto. E la oss che era in servizio non stava gironzolando, stava lavorando. Non solo: una settimana fa sono stati i medici a spingere la barella di una signora perché le infermiere stavano somministrando i medicinali ai malati.

Ma i problemi sono anche altri, come per esempio il cibo che viene servito e che spesso è immangiabile: «Un ricoverato è inappetente già per la situazione in cui si trova, quindi farlo mangiare diventa un’impresa che finisce sulle nostre spalle», spiegano le oss di Ortopedia e Medicina donne. E c’è poi lo sporco delle stanze: «La cooperativa purtroppo non esegue con professionalità il compito che le è stato affidato». Infine l’ultima lamentela riguarda gli strumenti messi a disposizione di chi lavora: «Ci siamo comprate anche le manopole di pezza per lavare i pazienti», chiosa stizzita una operatrice socio sanitaria. Resta da capire se la lettera collettiva con richiesta di trasferimento ad altri reparti avrà un seguito. Ma è difficile, se non impossibile, che accada.

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